Ansaldo, si segue pista marxista-leninista. ''Potrebbe trattarsi di emuli delle Br''

Roma, 8 mag. (Adnkronos) - Il Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri è al lavoro in queste ore per ricostruire l'attentato all'ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. Il Ris, in particolare, apprende l'Adnkronos, sta eseguendo una serie di accertamenti tecnici sul bossolo prelevato dalla pistola TT-33, meglio conosciuta come Tokarev, usata per l'agguato al dirigente.

Sul fronte delle indagini, invece, fonti qualificate ribadiscono che al momento si tende ad escludere che il movente dell'attentato sia legato vita privata o all'attività lavorativa di Adinolfi. Gli inquirenti puntano piuttosto su filoni investigativi che riconducono ad organizzazioni eversive, con particolare riguardo alla pista marxista-leninista.

La dinamica dell'attentato appare ''di matrice brigatista'' ma al momento ''non ci sono elementi che possano confermare che all'origine dell'attentato possa esserci un'organizzazione strutturata'' sul territorio, sottolineano fonti investigative. Potrebbe invece trattarsi di ''emuli, nuove leve'' del terrorismo politico, aggiungono, confermando che ''si attende ancora la rivendicazione'' del gesto e che sono in corso i rilievi tecnici sul luogo dell'attentato.

Da una riunione in Procura a cui hanno preso parte i magistrati del pool antiterrorismo, Ros e Digos, è emerso che non c'è un identikit del volto dei due sconosciuti che ieri mattina hanno gambizzato Adinolfi. Esistono però diverse descrizioni dei due uomini. E' confermato che è stato sparato un colpo, quasi a bruciapelo. Gli aggressori non hanno detto niente alla vittima. E' stato recuperato il bossolo, non è stato ancora trovato il proiettile, le ricerche sono in corso.

La pistola adoperata da uno dei due aggressori è una Tokarev compatibile con il calibro 7.62. Sembra che questo tipo di arma non sia stata usata in azioni terroristiche nel passato recente.

Glil inquirenti escludono il motivo personale come causa dell'aggressione ma non hanno tesi precostituite, quindi nessuna pista è esclusa a priori. Svolgono le indagini i carabinieri utilizzando gli input conoscitivi delle altre forze dell'ordine soprattutto della Digos.

"L'attentato di Genova ci preoccupa perché, qualunque ne sia la matrice, l'idea che si riprenda una logica di violenza preoccupa sempre, preoccupa a prescindere", sottolinea il leader Cgil, Susanna Camusso. "Proprio per questo la reazione non può che essere quella di alzare il livello di guardia", conclude.

Secondo Antonio De Felice, senior partner di Drm (Dual Risk Management), azienda bresciana che si occupa della sicurezza economica delle imprese e delle organizzazioni, dei rischi operativi e di mercato, ''non sono i terroristi ad avere ferito'' Adinolfi ''più probabilmente si tratta di criminali che intendevano 'avvertire' il manager e la sua azienda: Ansaldo Nucleare opera, tra l'altro, nella manutenzione delle centrali nucleari e nello smaltimento delle scorie, business che fa gola a molti nei pericolosi mercati dell'Est europeo''.

''Il fatto che a 24 ore dall'attentato non vi sia una rivendicazione - dichiara De Felice ad Adnkronos - fa pensare. Non ha molto senso compiere un gesto del genere e non fare sapere chi l'ha fatto e perche'''.

''Alcuni particolari dell'aggressione - precisa De Felice - sembrano dimostrare che gli attentatori non temevano di lasciare tracce: la moto è stata ritrovata poco dopo l'azione e abbandonata in una via sorvegliata da telecamere. E poi, perché usare una Tokarev? E' un ferrovecchio, richiede una manutenzione complicata altrimenti tende a incepparsi, ormai non è facile trovare le munizioni adatte e, soprattutto, in casi come questi non si impiega un'arma che lascia i bossoli, altra traccia. D'altra parte in un atto terroristico non si agisce mai con una pistola sola, perché si può inceppare e perché la responsabilità deve essere collettiva''.

''Per quanto riguarda l'azienda - aggiunge l'esperto -, va notato che non è al centro di tensioni sociali. In genere le organizzazioni terroristiche colpiscono dove si manifestano tensioni, cercano di insinuarsi soprattutto dove si produce uno scollamento tra sindacati e politica da una parte e lavoratori scontenti dall'altra. Non è il caso di Ansaldo Nucleare''.

''Mi sembra più credibile - conclude il senior partner di Drm - la pista del business. L'azienda genovese opera nella manutenzione, nel revamping degli impianti nucleari, nella bonifica degli ex siti e nel trattamento delle scorie radioattive. Ed è molto attiva nei mercati dell'Est europeo, dove le organizzazioni criminali sono potenti e con interessi ramificati, possono raggiungere anche i settori ad alta tecnologia''.

''Adinolfi e i suoi manager - ipotizza De Felice - potrebbero avere urtato interessi collegati ad alcune di queste organizzazioni e l'attentato potrebbe essere un avvertimento. Io credo che gli inquirenti dovrebbero verificare appalti e subappalti che hanno a che fare con Ansaldo Nucleare, all'estero e in Italia''.

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