Anselmi, fu lei che rivelò: "Moro prigioniero a via Gradoli, lo sanno tutti"

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Protagonista della storia repubblica, Tina Anselmi, prima ministra donna nel nostro paese, di cui ricorrono i 5 anni dalla scomparsa, fu anche personaggio chiave e testimone della vicenda Moro, nella lontana primavera del 1978. Anselmi, ex partigiana, fu infatti l'unica del partito democristiano ammessa in casa Moro, durante i 55 giorni che cambiarono la storia dell'Italia. Fu proprio lei a dare la notizia, arrivata a piazza del Gesù, il 9 maggio del 1978, del ritrovamento del corpo dello statista della Dc, Aldo Moro, in via Caetani, nel corso di una drammatica telefonata con la moglie del leader democristiano, Eleonora Chiaravelli.

Da ultimo, all'incirca dieci anni fa, Anselmi, tornando sull'omicidio di Moro, nel corso di una audizione della Commissione parlamentare sul caso dello statista ucciso dai brigatisti, non nascose i suoi dubbi sulla versione 'giudiziaria' dei fatti. Per Anselmi, come emerge da un video acquisito dall'organismo bicamerale, allora guidato dall'ex dc, Beppe Fioroni, anche sulla prigionia del padre del compromesso storico ci furono omissioni. Omissioni di cui "sappiamo tutto e sappiamo tutti", disse Anselmi.

Parole che seguirono l'ammissione: "Sì, a via Gradoli c'era una prigione di Aldo Moro", disse poco tempo prima di morire, con riferimento alla via dei 'servizi', dove vi era anche il covo del capo dei brigatisti Mario Moretti. Rivelazioni clamorose finite al centro di un docufilm, 'Non è un caso, Moro', uscito lo scorso maggio a firma del regista Tommaso Minniti, tratto dalle inchieste del giornalista Paolo Cucchiarelli. (di Francesco Saita)

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