"Antifascismo arma surreale. Rivalità con Salvini costruita da altri"

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Giorgia Meloni during the News Center-right leaders united for Enrico Michetti. on October 13, 2021 at the Hadrian's temple in Rome, Italy (Photo by Gloria Imbrogno/LiveMedia/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
Giorgia Meloni during the News Center-right leaders united for Enrico Michetti. on October 13, 2021 at the Hadrian's temple in Rome, Italy (Photo by Gloria Imbrogno/LiveMedia/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

“Se vinceremo le elezioni, per il Consiglio dei ministri, ho in mente nomi di persone esterne a Fratelli d’Italia, ma con noi compatibili. Persone della società civile con cui intrattengo rapporti che hanno grande competenza e il coraggio che serve”. Lo dice Giorgia Meloni a Bruno Vespa nel libro “Perché Mussolini rovinò l’Italia (e come Draghi la sta risanando)”, in uscita il 4 novembre per Mondadori Rai Libri.

Alla domanda se ci sarà mai un Governo Meloni, la leader di Fratelli d’Italia risponde: “Questo va chiesto agli italiani. In ogni caso non dovremo fermarci al mio nome”. I contrasti con Salvini hanno raggiunto momenti paradossali, osserva Vespa. “Abbiamo due caratteri molto diversi - risponde Meloni - io diretta al limite dello sgarbo, lui più riflessivo. Abbiamo avuto, a volte, una difficoltà obiettiva a capirci”. Addirittura non vi siete parlati per settimane... “È accaduto, ma molta rivalità è stata costruita dagli altri. Quando noi eravamo un piccolo partito, arrivava gente che mi diceva: Salvini ti distruggerà. Adesso a lui dicono il contrario. Ma sul territorio le coalizioni sono sempre state unite. E anche noi due ci siamo ritrovati bene.

È “un rapporto dipinto peggio di come è” dice Salvini nel libro di Vespa, “fino a metà luglio le cose andavano abbastanza bene. Poi Fdi voleva uno spazio che non gli è stato dato nel Cda della Rai e questa vicenda ha avvelenato i pozzi. Ma dopo il trattamento mediatico che abbiamo subito per le vicende Morisi e Fidanza abbiamo capito che se procediamo divisi, magari prendendoci a sberle, non andiamo da nessuna parte. Se siamo uniti è tutto un altro paio di maniche”.

Giorgia Meloni torna poi sulle polemiche sul fascismo. “L’antifascismo nella storia repubblicana e ancora oggi non è il precetto costituzionale che vieta ovviamente la ricostituzione del disciolto partito fascista” dice la leader di FdI. ”È un’arma politica surreale utilizzata contro l’avversario politico, a seconda delle circostanze, da Berlusconi in poi. Alla vigilia di ogni elezione, l’onda nera scatta insieme con la par condicio televisiva. Così nei dibattiti mentre agli altri si chiede come pensano di abbassare le tasse, a me si chiede conto di quel che è avvenuto 80 anni fa”.

Capitolo Mario Draghi. “Con lui ho un rapporto buono e cordiale” assicura Meloni, “prima delle consultazioni non lo conoscevo e - al contrario di altri - non lo avevo mai incontrato informalmente. Draghi ha voglia di ascoltare. Tra il primo e il secondo giro di consultazioni, abbiamo mandato a Draghi sei dossier. Gli ho suggerito discontinuità per esempio sulla gestione commissariale di Arcuri. Quando ci siamo visti mi ha detto: l’ho letto. Pochi giorni dopo Arcuri è stato sostituito. La stessa cosa è avvenuta con il blocco del cashback. Ha trovato la nostra proposta interessante e l’ha attuata”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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