Antisemitismo cresciuto con la pandemia, preoccupazione Ue

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(Getty Images)
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La pandemia di Covid-19 ha "ravvivato" la retorica antisemita originando "nuovi miti e teorie del complotto che incolpano gli ebrei" per l'attuale crisi sanitaria. E' la fotografia che emerge dall'ultimo rapporto sull'antisemitismo nell'Ue realizzato dall'Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra). In quest'ultimo periodo, secondo l'Agenzia, sono emersi, specie sul web, nuovi miti antisemiti e teorie del complotto che incolpano gli ebrei della diffusione del Covid.

"L'antisemitismo, soprattutto su Internet, è aumentato durante la pandemia", scrive l'Agenzia europea per i diritti fondamentali, con sede a Vienna, basandosi sulle statistiche ufficiali e sulle prove raccolte dalle organizzazioni civili. In Germania, ad esempio, la rete delle associazioni Rias ha rilevato che nei primi mesi della pandemia il 44% degli episodi di antisemitismo registrati era "associato al coronavirus".

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Allo stesso modo, nella Repubblica Ceca la Federazione delle comunità ebraiche ha osservato "un aumento della circolazione di manifestazioni di odio online", alimentato dalla sfera del complotto riguardo a vaccini e restrizioni. Più in generale, "le lacune nei dati continuano a oscurare la realtà", ha deplorato l'Agenzia europea per i diritti fondamentali, secondo la quale pochi membri dell'Ue identificano "efficacemente" incidenti antisemiti. E alcuni, come Ungheria e Portogallo, non hanno affatto dati ufficiali.

Nel documento sono stati raccolti dati ufficiali e non ufficiali sugli episodi di antisemitismo rilevati in diversi Stati dell'Unione. La Germania, che nel 2020 ha registrato il numero più alto in Europa di crimini a sfondo politico con un movente antisemita (2.351). Cifra, si legge nel report, che è la più alta registrata nel periodo 2010-2020. Un numero più alto di casi rispetto ad altri Stati, avverte l'Agenzia europea, può comunque voler significare che la Germania ha un sistema più efficace di rilevamento dei casi antisemiti, non necessariamente che il Paese sia quello più affetto da questa piaga.

Analogo il discorso per l'Italia, che con 101 episodi identificati dall'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti di discriminazione (Oscad) sulla base di indagini condotte dalla Polizia di Stato o dall'Arma dei Carabinieri, si piazza al quarto posto dopo Germania, Paesi Bassi (517) e Francia (339). Dei casi denunciati dall'Oscad, 86 rientrano nel reato di istigazione alla violenza.

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