Antonella Negri-Clementi (Global strategy), 'advisor specializzati per superare nuove situazioni di crisi'

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Roma, 19 apr. (Labitalia) – "La pandemia e le misure adottate dagli ultimi governi per cercare di ridurne gli effetti hanno portato come conseguenze, tra le tante, un calo di fiducia nel futuro da parte dei consumatori e la conseguente riduzione della domanda di beni e servizi. In termini economici queste scelte si sono tradotte con nuove situazioni di crisi aziendale, specie per settori e imprese già in difficoltà prima del Covid-19". Lo dice, in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, Antonella Negri-Clementi presidente e ceo di Global strategy.

"Parlando da un punto di vista tecnico – spiega – la crisi aziendale parte da uno squilibrio economico-finanziario che rende possibile l’insolvenza dell’impresa nei confronti dello Stato e dei fornitori e che si manifesta sottoforma di inadeguatezza dei cash flow prospettici per far regolarmente fronte alle obbligazioni pianificate. In ottica aziendalistica, la crisi connota dunque una situazione degenerativa di minore gravità rispetto allo stato di insolvenza, potenzialmente idonea a sfociare nell’insolvenza stessa".

"Le difficoltà dell’impresa – fa notare – possono avere una duplice origine. Da un lato, quella finanziaria che riguarda politiche di investimento sbagliate, incaute scelte di copertura finanziaria, dilazione rilevante del capitale circolante che causa crescita incontrollata del volume d'affari ed assorbimento di cassa. Dall’altro, esiste un’origine operativa causata da problemi manageriali, forte contrazione del mercato, obsolescenza del prodotto, inefficienze organizzative, rigidità della struttura produttiva, cambio del contesto legislativo, incremento della concorrenza".

"Ritardi nella fase di diagnosi – commenta Antonella Negri-Clementi -comportano un aggravarsi delle difficoltà dell’impresa e la necessità di ricorrere agli istituti previsti dalla Legge Fallimentare, riducendo o compromettendo le probabilità di risanamento. In particolare, per le situazioni di crisi leggera caratterizzate dall’assenza di problemi di liquidità e dalla possibile necessità di riscadenzamento del debito, la normativa garantisce l’accesso ad una procedura di risanamento stragiudiziale normata dall’art 67 L.F.".

"Nelle situazioni di tensione finanziaria – osserva – moderata con problemi di liquidità nel breve/medio periodo e necessità di stralcio o riscadenzamento del debito, occorre invece ricorrere alla procedura giudiziale di ristrutturazione del debito di cui all’art 182 bis L.F. con necessità di omologa da parte del Tribunale competente e la crisi è effettiva e l’impresa ha gravi problemi di liquidità, oltre allo stralcio ed al riscadenzamento del debito è necessario che venga legalmente riconosciuta una discontinuità con il passato".

"Questo – puntualizza – al fine di proteggere le prospettive di continuità aziendale nel medio e lungo termine. E' dunque inevitabile accedere al concordato preventivo (art. 161 L.F.)".

"In ogni percorso di risanamento – commenta Antonella Negri-Clementi -è opportuno che gli imprenditori e gli amministratori siano affiancati, fin dai primi segnali di crisi, da un team di figure competenti in tema di risoluzione della crisi d’Impresa e nelle procedure concorsuali".

"Il supporto – avverte – di advisor specializzati, con competenze trasversali – industriali, finanziarie, giuridiche e commerciali – un’ottima credibilità reputazionale (per interloquire con i vari stakholder), è indispensabile al fine di approntare un piano di risanamento che sia ben strutturato e i cui obiettivi siano raggiungibili, sia sotto il profilo industriale che finanziario".

"Il mio suggerimento è infine – aggiunge – che l’advisor affianchi l’imprenditore, non solo durante le fasi di chiusura dell’accordo di ristrutturazione, ma anche successivamente, nelle fasi di implementazione del piano industriale stesso, affinché avvenga tutto nel modo più efficace possibile".

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