Antonino Cannavacciuolo: “Il Natale al Nord? Una domenica a Napoli”

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Natale 2019, come lo passerà Antonino Cannavacciuolo? Intervistato dall’HuffPost, lo chef ha raccontato dello spirito natalizio napoletano e di come lo viveva da bambino, di come sia diverso ora che è lui ad avere una famiglia e dei figli.

Cannavacciuolo e il Natale

Un ristorante con un menù da capogiro – già al completo per Natale – quello di Villa Crespi, a Orta San Giulio, e che porta il nome di Antonino Cannavacciuolo. “Ormai è così da quando avevo 18 anni, ma non dimentico i Natali che ho passato da bambino, da ragazzo a Napoli“. In una lunga intervista all’Huffpost, lo chef napoletano racconta di come ora – da tradizione – passi con la propria famiglia la vigilia del 24 dicembre, per poter essere libero di cucinare il 25 e accontentare i suoi clienti. Ma è un’abitudine, nessuna malinconia dietro assicura. Con la moglie Cinzia e i figli ha studiato un Natale alternativo, lontano comunque da quello tradizionale napoletano, poiché al Nord quello piemontese “è come una domenica normale a Napoli. Il Natale da noi si aspetta tutto l’anno, e quando sei bambino è tutto meraviglioso. I preparativi iniziano settimane prima, si contratta per gli acquisti, ci si mette tutti d’accordo su cosa preparare. È una festa che dura un mese”. Una sorta di gara con il vicinato, tra chi cucina meglio e più abbondante, una competizione a tavola per vedere chi resiste di più. Alla fine subentra l’appucundrìa, come si dice a Napoli, un misto tra felicità e malinconia: “sai che dovrai aspettare un altro anno per veder ripetersi tutto quanto”.

I differenti Natali

Cannavacciuolo racconta come il Natale sia la parte “brutta” del suo lavoro: “lavoriamo più degli altri giorni perché tutti possano festeggiare al massimo”. Il compromesso trovato negli anni: vigilia in famiglia e il 25 con i clienti, perché cucinare è un atto d’amore, soprattutto a Natale. Quest’ultimo cambiato notevolmente da quando ormai vive al Nord, ma fedele a quello di casa: “Metto in tavola i ricordi di Napoli, della cucina napoletana. Così anche se è Natale, un ragù napoletano lo preparo comunque, anche se non è proprio un piatto della tradizione natalizia”. E poi parmigiana di melanzane o la pizza di scarola, poco importa se sono previsti ingredienti fuori stagione. L’importante è sentire il sapore di Napoli. “Scherzo sempre con mia moglie perché alla fine un Natale piemontese è come una qualunque domenica a Napoli. Se ne è resa conto lei stessa quando un anno abbiamo chiuso Villa Crespi a Natale e siamo andati a Napoli, lì ha visto con i suoi occhi cosa vuol dire: il Natale è da noi l’abbondanza, la condivisione“. Un’energia diversa al Sud, che dimentica i problemi e i malumori, e dove ogni cosa deve andare bene. Si devono rivivere i ricordi e darsi nuovi obiettivi e progetti per il nuovo anno.

Il ricordo più bello

“Per me napoletano il Natale è un ricordo bellissimo ed emozionante. È una sfilata, una passerella. Ognuno fa qualcosa: c’è lo zio che si inventa che lui è il re del baccalà, la zia che fa la pasta fresca. C’è la tombola con gli zii, i cugini e gli altri parenti“. Un ricordo che negli anni è cresciuto con la malinconia, poiché sono cominciati a mancare i posti a tavola e delle persone, nonostante la famiglia sia cresciuta in numero. “Intanto mangiavo molto perché il tour de force durava almeno 48 ore. Si cominciava con la cena della Vigilia – il mio piatto preferito erano gli spaghetti alle vongole, ma adoravo pure l’insalata di polpo – e si continuava a mangiare anche dopo la messa di mezzanotte. Poi il giorno di Natale si cominciava già dalla colazione. Trauma vera e propria lotta alla sopravvivenza. Ma appena finito tutto si cominciava già a programmare per l’anno successivo”. E le prospettive di vacanza dell’anno? Di quelle da passare con la famiglia? Chiusura di Villa Crespi dal 7 gennaio, per scendere proprio a Napoli con il figlio più piccolo, Andrea. “Sono molto contento di questo, di poter condividere con lui dei momenti solo nostri”.