Intervista ad Antonio Maggio, dal 7 aprile on the road con "L'Odore delle Parole Tour"

Antonio Maggio (Facebook)

Ha iniziato la sua carriera partecipando alla primissima edizione di X Factor Italia e vincendola con il gruppo vocale degli Aram Quartet. Poi ha vinto Sanremo Giovani nel 2013 con l’orecchiabilissimo “Mi servirebbe sapere”, e adesso sta per uscire il suo terzo album da solista, anticipato dal singolo “Amore Pop”. Ma prima, un tour on the road.

Stiamo parlando di Antonio Maggio, cantautore nato in provincia di Brindisi nell’agosto del 1986, che ne ha fatta di strada da quel 2008: è cresciuto, ha trovato la sua strada individuale e unica, e ha tante, tante cose da dire.

E su quella strada l’artista salentino si rimetterà in viaggio, portando in giro per l’Italia la sua musica, unplugged, con L’odore delle parole tour. Si parte da Caserta, il 7 aprile, per continuare a Milano, Castiglione Cosentino, San Nicola Arcella, Borgo Manero, Avellino, Bologna e Ravenna.

Ci saranno dei regali per i fan, il bel progetto di MusicRaiser.

Sì, ci sono vari pacchetti che ho pensato di organizzare per i fan. Ci saranno alcuni pacchetti acquistabili in esclusiva su MusicRaiser, che vanno dal vinile – quindi si torna alla vecchia scuola, al 7 pollici, con “Amore Pop” sul lato A e il nuovo singolo – top secret, per ora, verrà svelato durante il tour, ndr – sul lato B, in edizione limitata. Poi la possibilità di passare il pomeriggio della data con me, assistere al sound check: una sorta di meet & greet con me. E poi una cosa a cui tengo molto: la tessera del Fan Club. Si costituirà in maniera concreta quello che adesso è più informatico. In più, un pacchetto con la partecipazione al videoclip, al termine del tour. Per tutte le informazioni, visitare la pagina del progetto.

Nel 2013 hai vinto Sanremo Giovani con “Mi servirebbe sapere”. Cosa ti servirebbe sapere oggi? C’è qualcosa di cui sei ancora alla ricerca?

Fondamentalmente, chi scrive canzoni è sempre alla ricerca di una nuova storia da raccontare, istantanee che si scattano quotidianamente vivendo una singola situazione, possono scatenare una nuova canzone. Il compito di chi scrive è semplice, catturare immagini e metterle in musica.

Se dovessi partecipare a X Factor adesso, che canzone porteresti? C’è qualche brano contemporaneo che vorresti reinterpretare?

Quando prendi parte a determinati contesti, com’è stato per me 8-9 anni fa, si tratta di un momento particolare della tua vita. Fatico a distaccarmi da quello che è oggi il mio status, troppo cementato in un discorso legato al voler parlare in prima persona, in senso cantautorale, faticherei a prendere parte ad un contesto in cui si realizzano cover di canzoni. Ma se così fosse, porterei sicuramente un brano della tradizione musicale italiana: Modugno, Tenco, Dalla, Rino Gaetano.

La tua etichetta,  la Mescal, segue anche Ermal Meta. Tifavi per lui durante Sanremo?

In ogni contesto dove ci sono più persone bisogna fare squadra. Tutte le persone che lavorano con me lavorano con Ermal, se una persona raggiunge un successo, vedere il sorriso delle persone che lavorano con me fa uscire un sorriso anche a me.

Mercoledì scorso hai scritto un post su Facebook sul triste episodio dei tifosi che hanno picchiato i componenti della squadra.

Mortacci loro, sì! Io sono molto di parte perché c’era mio padre lì: mio padre è un allenatore di calcio, preparatore dei portieri quest’anno a Taranto da due mesi, subentrati alla precedente gestione tecnica.

E nulla, ci sono stati una trentina di… Come li vuoi chiamare? Io li ho chiamati dei “rifiuti umani”, non possono essere aggettivati in nessun altro modo delle persone così. Si sono presentati al centro sportivo incappucciati con coltelli e spranghe e hanno mandato all’ospedale alcuni giocatori.

Purtroppo nel calcio si stanno verificando sempre di più, troppo spesso, situazioni del genere. Per quanto io sia un amante del calcio, vedo che si sta andando incontro a una situazione sempre più esasperante che si spera potrà essere limitata soltanto con un’interruzione, perché la gente va a lavorare, mio padre va a lavorare per portare a casa uno stipendio, non può andare lì con il rischio, con la paura di prendere sprangate da queste m***e di persone.

Il tour è un’anticipazione del tuo nuovo album. Ci stai lavorando da tanto?
Sì, ci sto lavorando da un anno abbondante, ma siamo agli sgoccioli ormai, sono entrato in studio con le idee ben chiare, con idee di scrittura finita, e lo sto ultimando nei ritagli di tempo tra la promozione del singolo e il tour.

Cosa devono aspettarsi i fan?
Ogni disco contribuisce a far conoscere un artista sempre di più. In questo mostro un lato che finora era rimasto nascosto. Mi auguro che questo rappresenti il terzo scalino di una scala molto lunga.

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