Antonio Pascale: "Per vincere la sfida del clima non coltiviamo idee di purezza"

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- (Photo: Leonardo Cendamo via Getty Images)
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“Anche nell’ecologismo a volte esiste il ‘bla bla bla’. La ricerca applicata alla tecnologia è utile, e ci vogliono strumenti la cui efficienza sia testata e provata, non solo chiacchiere. Mi auguro che i ragazzi che protestano per il clima, grazie a impegno e studio, presto inizino a dialogare tra loro, a scambiarsi idee e pareri e alla fine trovino soluzioni che adesso non riusciamo a vedere e fonti energetiche che non immaginiamo ancora”. A parlare all’HuffPost è Antonio Pascale, scrittore, saggista, autore teatrale e televisivo e ispettore presso il Mipaaf, da poco in libreria col romanzo La foglia di fico. Storie di alberi, donne, uomini(Einaudi), che lui definisce “un’indagine sulla condizione umana, così affascinante e così fragile, attraverso le piante, simboli millenari, elementari ma che individuano alcune nostre dinamiche. Sono simboli ambivalenti, illustrano i benefici ma non tralasciano i costi: perché delineare e poi affrontare il conflitto (che la nostra natura ci pone sempre) è l’unica cosa che ci rende vivi e forse felici” .

“I protagonisti dei racconti affrontano sempre un dilemma, tra cui rientra anche la democrazia”, dice Pascale. “In un capitolo del libro, quello dedicato all’Olivo, viene raccontato quanto oggi sia difficile fare delle scelte informate e consapevoli. Questo accade perché, in quanto Sapiens, spesso incorriamo in fallacie argomentative, errori e poi perché siamo creduloni. Noi uomini diamo facilmente spazio ai complottismi”.

Un problema molto attuale.
“Sì, ma che esiste da sempre. È dalla notte dei tempi che adoriamo le fake news, ci abbiamo costruito imperi e ideologie nonché tante credenze. L’arrivo della democrazia ha complicato le cose anche perché il mondo si è complicato parecchio. Nasciamo liberi - diceva Platone - dobbiamo essere felici, e le buone deliberazioni sono importanti per la felicità. Ma purtroppo non siamo fatti per prendere decisioni razionali che poi, in un mondo complicato, costano troppa fatica, troppo tempo, troppo studio”.

Scelte giuste, come quelle che si cerca di fare quando si parla di ambiente. I sogni del mondo sono stati tutti rubati?
“Per una volta cerchiamo di porci un dilemma: questo mondo è un incubo (c’hanno rubato i sogni - come si dice), oppure è frutto dei nostri migliori sogni? Mi spiego. Ci sono alcuni parametri con cui è soliti misurare la qualità della vita che sono davvero un sogno: la mortalità infantile è quasi ridotta a zero, tranne per una dozzina di Paesi dell’Africa subsahariana e per alcune regioni dell’Afghanistan. La mortalità per parto è quasi scomparsa. L’aspettativa di vita è altissima. I paesi democratici sono in aumentato. Forse il mondo è più inquinato, ma meno inquinato dalle guerre. Siamo passati da Pinocchio a Masterchef: dal racconto struggente della fame a quello dell’abbondanza. Insomma, una buona parte del mondo vive molto meglio e molto di più”.

Ma questo significa che occupiamo molto più spazio sulla Terra e per molto più tempo.
“Esatto. Sembra un paradosso, volevamo un mondo migliore, dove i bambini non morissero e le guerre sparissero e il cibo fosse alla portata di tutti. Da meno di un secolo ce l’abbiamo. Sono arrivati i servizi igienici, i bagni piastrellati, gli antibiotici, i vaccini e il miglioramento è palese, anzi da applausi. E qui arriva il paradosso, la popolazione si è raddoppiata e questo si traduce in un maggior sfruttamento di risorse. Io sono nato nel 1966, quando sulla Terra abitavano 3 miliardi e passa di persone: immaginiamoli come 3 abitanti in una casa. Diciamo che oggi, 55 anni dopo, quegli abitanti sono diventati 8 (8 miliardi). Ci siamo ritrovati con 5 persone in più in casa: ovviamente non tutti riescono ad usufruire degli stessi servizi igienici, non tutti usano le stesse fonti energetiche allo stesso modo, ci sono evidenti disparità di trattamento. I demografi dicono che la popolazione si fermerà intorno ai 10 miliardi di persone se i poveri diventeranno meno poveri e faranno meno figli, come è accaduto a noi occidentali (che, come si sa, non cresciamo più). Per far questo è fondamentale una nuova politica energetica. Ma è evidente che essa non potrà essere ottenuta in fretta. A meno che non avvenga una svolta tecnologica grazie alla scoperta di una fonte energetica rivoluzionaria a basso costo. Quindi ecco il paradosso: il mondo pare sia diventato un incubo perché i nostri sogni migliori si sono avverati. A questo punto non resta che far dialogare sogni e incubi.

La lotta sul fronte ambientalista è portata avanti dai giovani: Greta Thunberg è portavoce. Una battaglia giustissima, quella dei ragazzi, ma quanto idealizzata?
“Greta Thunberg mi sta simpatica, ha saputo portare il messaggio ambientalista tra i nostri figli. Detto ciò, il pericolo è quello di spingere avanti solo una narrazione apocalittica o fondata su soluzioni inefficaci. L’apocalisse paralizza. Per risolvere il problema ci vogliono strumenti efficaci. Poi certo, è sempre bene insistere sui buoni comportamenti individuali, ma non basta: non buttare una bottiglia di plastica in mare dovrebbe essere scontato e far parte dell’educazione civica di adulti e giovani, ma per una svolta vera dobbiamo cercare nuove fonti energetiche buone per tutti, e anche sperimentare tecnologie per sequestrare un di po’ di sostanze inquinanti dall’atmosfera”.

In queste ore è stata pubblicata la bozza di documento finale della Cop26, che si prefigge di ridurre emissioni CO2 del 45% al 2030. La conferenza è stata definita “l’ultima migliore chance” per salvare il pianeta: che si aprono?
“Quando fu fondata l’Italia, nel 1861, l’aspettativa di vita era intorno ai 35 anni. In gran parte la popolazione era analfabeta, viveva in povertà, il cibo era poco. Poi sono arrivate le buone pratiche igieniche come il lavaggio delle mani, le evoluzioni della medicina come gli antibiotici e i vaccini. La mortalità giovanile e quella infantile sono calate drasticamente, la popolazione è cresciuta. Il processo si ripete ancora oggi nel mondo. Una parte della popolazione mondiale vuole il nostro stile di vita e noi vogliamo mantenere e migliorare quello che abbiamo, cioè desideriamo viaggiare, mettere foto su Instagram, andare in vacanza in un posto più bello di quello dello scorso anno. Come si fa? Forse troveremo modi per migliorare il mondo, prolungare la vita, sconfiggere quelle due o tre malattie che accelerano la nostra dipartita, ma a quel punto se vivremo più di 100 anni vuole dire che consumeremo per 100 anni e passa, e forse ancora una volta si riprodurrà il paradosso: un mondo migliore con nuovi incubi. Insomma, Cop26 è solo la prima di tante future sfide: forse dobbiamo accettare che il mondo vivrà in un conflitto perenne, perché il conflitto e l’inquietudine fanno parte della condizione umana: ce lo dicono i simboli racchiusi nelle piante”.

Ovvero?

″È impossibile avere un mondo totalmente pacificato e puro, in cui il consumo energetico è perfetto e dove i passi dell’uomo non inquinano. Di volta in volta, dovremo affrontare nuove sfide e trovare nuove strade. Non cedere all’idea di purezza significa tenere in vita il conflitto e con esso la ricerca delle soluzioni. A patto - ma non credo che nessuno lo auspichi per il momento - che non si diventi puro spirito e ci si incontri nel metaverso. Ma forse pure per quello ci vuole energia a sufficienza”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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