Anzaldi (Iv): Fazio a Rai2 è tafazzismo, guadagni per tutti tranne Rai

Pol/Bac

Roma, 30 set. (askanews) - "Il caso Fazio è stato il trionfo del tafazzismo: tutti ci hanno guadagnato, tranne l'azienda, quindi gli italiani che la pagano col canone. Prima la Rai aveva due reti leader della domenica, Rai1 e Rai3, poi ha affossato entrambe portando Fazio a Rai1 e ora, con il passaggio a Rai2 con ascolti dimezzati, arriva l'ennesimo autogol, il coronamento di una strategia insensata e fallimentare. Coi soldi pubblici". E' quanto dichiara il deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, in un'intervista al sito di informazione "Globalist.it".

"Occorre ricostruire quello che è accaduto negli ultimi anni, perché questa storia - prosegue - è la dimostrazione che in Rai più che la politica a dettare legge sono gli agenti delle star e i mega conduttori. Nel 2017, al momento dell'opaco rinnovo del contratto, Fazio fu portato a Rai1 con un aumento del suo già importante cachet e con l'incredibile decisione di affidare l'appalto della trasmissione a una nuova società, appena creata e posseduta al 50% proprio da Fazio. Un conflitto di interessi mostruoso sul quale ho presentato esposti all'Anac e alla Corte dei Conti".

"Lo spostamento a Rai1 - sostiene ancora il segretario della commissione di Vigilanza - ha fatto bene a Fazio, ma non certo alla Rai. Fazio a Rai3 faceva una media del 12%, a Rai1 ha aumentato di pochi punti fino al 15-16%, ma trascinando al ribasso la rete rispetto a quando c'era la fiction. Basta vedere in queste settimane Imma Tataranni, sempre sopra al 20%. Nel frattempo Rai3 è precipitata. Ora con il passaggio a Rai2, se la media dovesse essere quella dell'esordio, ovvero l'8% che è anche l'obiettivo prefissato da Freccero, il paradosso sarebbe che la Rai perderebbe ascolti, rispetto a quando Fazio era a Rai3, ma aumenterebbe i costi. Il contratto di Fazio, infatti, è rimasto quello di Rai1, con tanto di appalto alla sua società personale, ma gli ascolti sono addirittura più bassi di quando era a Rai3. Un gioco a perdere, per la Rai. E poi ci sono le altre spese. Quando la trasmissione passò a Rai1, fu decisa una maxi ristrutturazione degli studi di Milano in Via Mecenate, con l'accorpamento di due studi in uno per creare il nuovo palcoscenico delle interviste. Quelle spese faraoniche furono giustificate proprio con il passaggio alla rete ammiraglia, sebbene venissero fatte in uno studio che non era neanche di proprietà della Rai, ma in affitto, e che addirittura presto la Rai lascerà per la fine del contratto. Quello spreco va ad aggiungersi ai costi di tutta questa operazione".