Anzaldi (Pd): perché di Maio sponsorizza in tv banca online Mps?

Pol/Luc

Roma, 7 dic. (askanews) - "Ospite di DiMartedì su La7, Luigi Di Maio si è lanciato in un singolare spot per la banca online Widiba. Perché il candidato premier del Movimento 5 stelle fa lo sponsor della banca appartenente al Gruppo Mps? Che rapporto c'è tra il Movimento 5 stelle e Widiba/Mps?". E' quanto sostiene il deputato del partito democratico Michele Anzaldi, in un'intervento pubbicato su "Vita.it".

"Qualche mese fa - prosegue Anzaldi - c'è stato un incontro, tenuto come al solito segreto quando si tratta di questioni di carattere finanziario che smentiscono la propaganda grillina su questi temi (vedi la riunione M5s-banche d'affari, oppure il pranzo di Di Maio con la Trilateral), tra Davide Casaleggio e l'amministratore di Widiba Andrea Cardamone. Lo stesso blog di Grillo fu costretto a confermarlo, ma solo dopo che era finito sui giornali. Di cosa hanno parlato il figlio del cofondatore M5s e l'amministratore della banca fondata e posseduta dal Monte dei Paschi? Mistero. Oggi, però, ci troviamo il candidato premier M5s, di fronte a milioni di persone, che fa un mega spot per Widiba, che è solo l'ultima arrivata tra le banche online e che sta ingrossando le file dei propri correntisti grazie ai passaggi forzati e senza preavviso che Mps sta effettuando dai conti correnti delle proprie filiali. Mps chiude 600 filiali vere, effettua 5.500 esuberi, e intanto passa i clienti alla sua nuova creatura online. Ecco il modello di business di cui Di Maio è testimonial nelle tv. Ripeto la domanda: che tipo di rapporto c'è tra M5s e Widiba/Mps? E tra Widiba e la società di servizi online Casaleggio Associati?".

"Ci troviamo di fronte a quella che ha tutta l'aria - scrive ancora Anzaldi su Vita.it - di essere una pubblicità occulta, o chissà cos'altro. Possibile che il conduttore Giovanni Floris, innanzitutto un cronista di questione economiche, non abbia detto nulla su uno spot del genere? E il suo editore, Urbano Cairo, che ne pensa? La stessa domanda va alle tante autorità di controllo: Agcom, Antitrust, Anac non hanno nulla da dire su un candidato premier che utilizza gli spazi di informazione per promuovere un'azienda, oggetto di incontri con il cofondatore del suo partito? E l'Abi, associazione bancaria, non ha nulla da dire?".

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