Anzaldi: Rai ammette scandalo contratti giornalistici, cda che fa?

Pol/Afe

Roma, 7 dic. (askanews) - "Rispondendo all'interrogazione che ho presentato sul caso Piervincenzi, collaboratore esterno senza contratto giornalistico con la Rai fatto passare per giornalista Rai dopo l'aggressione di Roberto Spada a Ostia, la dirigenza di Viale Mazzini conferma l'esistenza di un vero e proprio scandalo contratti giornalistici nel servizio pubblico: decine, o forse centinaia di persone (ma negli anni sono state migliaia) vengono contrattualizzate come programmisti-registi per svolgere lavoro giornalistico, violando qualsiasi regola del lavoro e della deontologia professionale. Siamo di fronte ad una pesante ammissione di colpa, che peraltro con cause e ricorsi costa milioni di euro alle casse della Rai. Come può il Consiglio di amministrazione, composto quasi esclusivamente da giornalisti, a partire dalla presidente, tollerare una situazione del genere? Come fa a tollerarla il direttore generale, autorevole giornalista ed ex direttore anche lui?". E' quanto scrive su Facebook il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, che pubblica sulla sua pagina la risposta della Rai all'interrogazione che ha presentato.

"La Rai - prosegue Anzaldi - in sostanza ammette quanto segue: a differenza di coloro che lavorano per le testate giornalistiche dei telegiornali, regolarmente contrattualizzati da giornalisti, c'è un numero imprecisato di dipendenti che svolge prestazioni giornalistiche nell'ambito delle reti, ovvero in trasmissioni e contenitori che non rientrano nelle testate dei tg, ma non può avere un contratto giornalistico, e quindi finisce sotto la qualifica programmista-regista". "Oltre a violare le leggi del lavoro in materia giornalistica - aggiunge - la Rai subisce anche un pesante danno: dopo due anni di collaborazione con la Rai, i programmisti-registi che in realtà lavorano dai giornalisti fanno causa e vengono assunti a tempo indeterminato con contratto giornalistico, andando ad ingrossare le fila dei circa milleottocento cronisti già dipendenti dell'azienda. Un meccanismo dove proliferano arbitrarietà, clientelismo, precariato e danno ai soldi pubbliche, visto che la Rai viene pagata per oltre due terzi dai due miliardi di euro di canone dei cittadini".

"Oltre ai programmisti-registi, c'è anche il caso - scrive ancora il deputato dem - degli appalti esterni. Nell'interrogazione ho chiesto conto del perché, per un servizio delicato come quello dell'intervista a Ostia all'esponente del clan Spada, fosse stato inviato un collaboratore esterno, non dipendente Rai, il cui contratto non è noto alla stessa Rai, e poi fosse stato fatto passare per giornalista Rai. L'azienda mi ha risposto che la trasmissione Nemo è l'unico caso di approfondimento informativo dato in appalto esterno e la Fremantle, società produttrice, ha assicurato che il cronista ha un contratto autonomo di collaborazione giornalistica. Quindi quello che non è permesso ai collaboratori Rai, avere un contratto giornalistico, lo possono avere i collaboratori esterni? E nel caso di Nemo su Rai2 quale è la testata sotto cui viene ricondotta la trasmissione, visto che impiega dei giornalisti? Ce n'è abbastanza per un esposto alla magistratura. I primi a dover pretendere chiarezza dovrebbero essere l'Ordine dei giornalisti e il sindacato".

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