Apocalisse Airbnb

La homepage di Airbnb (Photo: Airbnb)

“Ho investito tutti i miei risparmi in questo sogno, che ora sta andando in frantumi. Vado spesso nei miei appartamenti vuoti e non faccio altro che pensare che non li vorrei mai perdere”. A Viterbo, in un edificio a torre di origine medievale, si consuma il dramma di Giulia Maria Granelli, 32 anni. Su ha tre stanze e cinque case, che ha ristrutturato per una precisa scelta di vita: fare dell’ospitalità un lavoro. Affitta 365 giorni all’anno e questa è la sua unica fonte di reddito. Ora, che il coronavirus l’ha azzerato, non sa cosa fare. 

Gli host, come Giulia, l’hanno chiamata “l’apocalisse di Airbnb”. Da oltre due mesi nessuno viaggia: il mondo è fermo a causa della pandemia e delle restrizioni imposte dai paesi per contenere la diffusione. Sono saltate migliaia di vacanze, dai weekend alle lune di miele, e  la popolare piattaforma per gli affitti a breve termine ha visto crollare le prenotazioni. E, insieme, il suo giro d’affari. “Le previsioni per quest’anno dicono che i guadagni saranno meno della metà di quelli del 2019”, ha detto Brian Chesky, amministratore delegato e co-fondatore di Airbnb, annunciando il licenziamento di 1.900 dipendenti in vari paesi del mondo, più del 25 per cento del totale. Proprio nell’anno in cui era atteso il suo debutto in Borsa. Il collocamento azionario del colosso dell’ospitalità alternativa doveva essere uno degli eventi dell’anno a Wall Street, un’operazione che potenzialmente valutava l’azienda decine di miliardi di dollari (erano 31 miliardi durante l’ultima raccolta di fondi nel 2017). Adesso Airbnb è una delle vittime illustri dell’emergenza sanitaria. 

 

Il CEO Brian Chesky che su Airbnb risponde alle domande degli host (Photo: Airbnb)

 

Per l’Italia, la situazione, sul piano dei mancati guadagni, si prospetta ancora più critica: degli 11milioni di visitatori che hanno prenotato su Airbnb nel 2019, il 78 percento è straniero. E, con il blocco dei voli, i 200 mila host del nostro Paese dovranno fare affidamento sul turismo interno, che però non sembra un abitué della piattaforma quando si tratta di prenotare dentro i confini nazionali. 

“Tradizionalmente, il nostro è un Paese di destinazione”, spiega ad HuffPost Giacomo Trovato, country manager di Airbnb Italia. “L’Italia è più dipendente dal turismo estero rispetto alla media. Come la Francia”. Ma con una differenza sostanziale: “Oltralpe i flussi domestici sono il triplo”. E così, “i mancati guadagni per l’Italia potrebbero essere persino superiori rispetto a quanto prospettato dal Ceo, Brian Chesky”.

A soffrire di più saranno i territori con il più alto tasso di turismo straniero: dalle grandi città d’arte ai piccoli borghi a rischio spopolamento e con un’alta concentrazione di seconde case, che quest’estate rischiano di trasformarsi in villaggi fantasma. In testa la provincia di Bolzano, che per ragioni geografiche e culturali attrae da sempre viaggiatori dal cuore dell’Europa. Ma anche Veneto, Lazio e Lombardia dove, secondo uno studio del Touring Club Italiano su dati Istat, il turismo estero supera il 60 per cento. 

Airbnb – la start up nata nel 2008 quando i fondatori misero un materasso in salotto per affittare una stanza del loro appartamento di San Francisco – ha stravolto il mondo del turismo e dell’ospitalità, mettendo in crisi il modello di business di molti hotel ed è diventata un’importante fonte di reddito per migliaia di italiani che si sono inventati la professione di “host”, affittando stanze o interi appartamenti. 

Ma chi sono gli italiani che mettono in affitto i propri alloggi su Airbnb? E quali sono le loro preoccupazioni in questo momento, il più buio della storia della piattaforma? Abbiamo raccolto le voci di oltre 50 proprietari sparsi in tutta Italia.

 

 

VIAGGIO TRA GLI HOST D’ITALIA

Più donne che uomini, con un’età media di 47 anni. Questa è la fotografia dell’host italiano, secondo i dati di Airbnb. Ma cosa li spinge a mettere il proprio immobile sul portale del colosso degli affitti brevi? 

“Ci sono famiglie che mettono una parte della propria casa su Airbnb per arrotondare”, racconta ad HuffPost Gianni Facchini, presidente del network Host+Host, che raggruppa associazioni locali e community di proprietari di case. A Firenze, per esempio, “ci sono 3.500 annunci di questo tipo”. Perché “affittare ai turisti è un modo per contenere i costi, avere le risorse per garantire una manutenzione impeccabile allo stabile e agli impianti e anche un piccolo introito”. Tanto che “ci sono moltissimi casi di pensionati, separati o disoccupati che, in questo modo, hanno trovato una via d’uscita ai loro problemi”. 

Tra questi, Andrea Lax, genovese di 42 anni, ex dipendente di un’agenzia marittima che nel 2016 si è trovato senza lavoro. “Ho iniziato ad affittare ai turisti per mantenermi, poi ho comprato un’altra casa, con un piccolo mutuo, e l’ho ristrutturata”. In questo momento, però, lo stop pesa sul suo bilancio familiare: “Erano le mie uniche entrate. E visti gli investimenti fatti, le bollette e le spese mensili, allo stato attuale, ho un buco di circa 1.500 euro al mese”. 

Per Karol Firrincieli, 38 anni, siciliano che vive a Milano, invece, Airbnb è stata l’occasione per cambiare vita. L’anno scorso ha lasciato il lavoro di farmacista e ha messo in affitto il suo monolocale per avere più tempo da dedicare a sua figlia. “Prima del coronavirus era prenotato per 28 giorni al mese. Ora, pensare di ritrovarmi per strada, non è il massimo”.

Tra i proprietari che condividono la propria casa con turisti e viaggiatori, spiega Facchini di Host+Host, ci sono anche persone che non vogliono più saperne dell’affitto tradizionale. “Per via di tragiche esperienze precedenti, preferiscono avere inquilini con contratti più brevi”. Come Angela Bazzoffia, 59 anni, docente di liceo ad Assisi. Quando sono venuti a mancare genitori e suoceri, ha deciso di mettere in affitto le loro case. Ma “abbiamo avuto esperienze terrificanti con inquilini a lungo termine”. Stesso copione per Stephen Kleckner, 39 anni, informatico: “Mi sono trovato in casa gente che non pagava”, ricorda. E così è passato ad Airbnb. Anche Ebe Martinelli, di Brunate, in provincia di Como, che, “amando le relazioni interpersonali e l’accoglienza, ho voluto provare una strada diversa”. 

E poi ci sono quelli che hanno molti immobili e case di lusso, magari in posti rinomati, “e non vogliono avere grane” o, ancora, i property manager, “che gestiscono case per conto di terzi”, conclude il presidente di Host+Host. Rosa Santini, 56 anni, ad esempio, ha 18 immobili, tra appartamenti e una villa con piscina sul lago di Como. Ha lasciato il suo impiego nello studio di un commercialista e ora affitta case per le vacanze a tempo pieno. Un lavoro che racconta di “amare moltissimo”. O Raimondo Marras, 23 anni, property manager di Cagliari, che gestisce 35 immobili: “Sono tutti appartamenti e ville, alcune con piscina e altri comfort”.

Secondo i dati di Airbnb, in Italia ci sono 459 mila annunci, di cui il 78 per cento per case intere, il restante 22 per stanze singole. Ma quanto guadagna in media un host al mese? Prima del coronavirus, per esempio, si passava dai 118 euro in Puglia ai 1.178 a Venezia (dati di Insideairbnb). “In mezzo ci sono Milano, con 529 euro, e Roma, con 815”, osserva Facchini. Cifre che ora si sono azzerate. Mentre gli host brancolano nel buio, tra tanti dubbi e non celate preoccupazioni.

L’impossibilità di viaggiare e ricevere turisti dall’estero, per molti di loro, è un problema. Elena Ottolenghi, 51 anni, di Milano, affitta la camera del figlio e i suoi ospiti sono per lo più stranieri. “L’ultima è stata una ragazza cinese ed è stata qui proprio in concomitanza con il caso di Codogno. Temeva di non riuscire a partire”.

Qualcuno cerca di capire se riuscirà a rientrare nei costi quest’anno mantenendo prezzi competitivi. “Se un cliente viene per due o tre giorni e la spesa per sanificare l’alloggio è di 200 euro, a che cifra gliela devo affittare? Non penso che ne valga la pena”, si chiede Stefania Caratelli, che ha un appartamento a Roma. Perché la preoccupazione principale, che accomuna tutti gli host intervistati, riguarda il regolamento di sanificazione e i costi che questa comporterà. 

In tanti dichiarano di dover ritoccare le tariffe, mentre cercano di capire come rendere sicuro il loro appartamento. Cristina Guastamacchia, 39 anni, proprietaria di un loft a Siena, da poco superhost, dice che, in attesa di nuove regole, la sanificazione la farà come ha sempre fatto: “Disinfettante, alcool, candeggina e pulizie approfondite. Poi, lascerò l’alloggio libero per un giorno tra check out e check in successivo. E il costo lo includerò nel prezzo totale”. Anche se, ragiona, “forse al cliente piacerebbe vedere le spese di pulizia scorporate: contribuirebbero a rendere più sicura la percezione dell’appartamento”.

Intanto qualcuno si è già mosso per l’estate. “Abbiamo comprato una serie di sanificatori all’ozono e ci siamo organizzati per gestire il processo di accoglienza degli ospiti in maniera digitale, con assistenza telefonica”, spiega Giada Filippetti, che amministra 20 alloggi, per lo più ville, tra Napoli e Capri.

Qualcuno è più drastico: “Non credo che si riesca a fare una sanificazione al 100 per cento”, confessa Edoardo Righi, 38 anni, che affitta a Roma e, in questi mesi, ha ricevuto disdette per 30 mila euro. Altri si dicono già rassegnati a tenere chiuso l’appartamento per quest’anno. Lorenzo Zangheri, 52 anni, guida cicloturistica, ha due camere in affitto a Rimini. “Al 99 per cento non aprirò”, dice. “Garantire il distanziamento di cinque persone, me compreso, all’interno di un unico appartamento mi sembra difficile. Ho dei genitori anziani, ancora in salute e non voglio smettere di frequentarli per tre mesi”. 

 

 

 

LA FRAGILITA’ DEL SISTEMA AIRBNB

Se è certo che, prima o poi, si tornerà alla normalità, gli host italiani si chiedono quanto devono ancora resistere in questa situazione. Gli analisti non hanno una risposta certa, ma le previsioni dicono che, prima dell’estate 2021, non riavremo il mondo del turismo come lo conoscevamo. Intanto si fanno i conti con il presente. Perché ad affondare non sono solo i proprietari che hanno scelto di mettere in affitto stanze e appartamenti privati su Airbnb, ma l’intero sistema della sharing economy. 

Se fino a qualche mese fa era sulla cresta dell’onda e rappresentava il nuovo modello a cui le aziende del futuro avrebbero dovuto guardare, la crisi economica causata dal Covid-19 ne ha messo a nudo tutta la sua fragilità. La pandemia ha scoperto il suo tallone d’Achille. A pagare il prezzo ora più alto sono tutte quelle aziende che offrono servizi basati sulla condivisione di un luogo (una casa, ma anche un ufficio) o di un mezzo di trasporto. Tra questi, il gigante degli affitti brevi, che ha creato uno dei modelli di business più invidiati della Silicon Valley, uno dei pochi a pubblicare regolarmente trimestrali in attivo, ma che, alla prima crisi, mostra segni di cedimento. “Mi sono sentito come il capitano di una nave colpita di lato da un siluro”, ha detto il chief executive di Airbnb, Brian Chesky, riferendosi alla crisi globale conseguente all’epidemia da coronavirus e annunciando i licenziamenti. 

“Mi domando se questi modelli di business siano coerenti con i fondamenti del fare impresa”, si chiede il professore Alessandro Capocchi, ordinario di Economia aziendale all’Università Bicocca di Milano. “L’azienda è un organismo pensato per durare nel tempo e sopravvivere a chi l’ha fondato”. Il Covid-19, osserva l’esperto, non durerà all’infinito e i turisti torneranno, perché il patrimonio culturale “non è delocalizzabile”. Che lezione abbiamo imparato, quindi, da questa crisi provocata dal coronavirus? “Abbiamo capito che il nostro sistema sociale ed economico è vulnerabile. Nella sharing economy sembra tutto molto facile, anche a livello di investimenti. Ma essendo meno tangibile rispetto alla economia più tradizionale, si rivela ancora più fragile”.

Tanto che Airbnb, “alla prima turbolenza di mercato, è costretta a licenziare così tante persone. È possibile che in questi anni, queste aziende non abbiano creato una ricchezza tale da poter affrontare una turbolenza del mercato?”. Capocchi ricorda che la storia italiana è diversa, fatta da persone che hanno costruito imperi che si sono consolidati negli anni, come Luxottica, Esselunga, Ferrero, Armani, Olivetti, Ferrari. “Sono abituato a vedere imprenditori che lottano, che resistono, che si barricano all’interno della fabbrica per salvare i loro dipendenti. Dove sono finiti i valori dell’aziendalità?”. 

Valori che, per l’economista, vanno riscoperti. Perché “la principale leva di competizione tra un’azienda e l’altra è il capitale umano: se sai attrarre ragazzi talentuosi e manager capaci, vinci sul mercato. Se attrai capitale umano scadente, perdi”. Nell’era della digitalizzazione, dei big data e degli algoritmi, “il capitale umano è l’unica cosa che differenzia un’azienda da un’altra. Lo dobbiamo valorizzare”. E, non ha dubbi: “La notizia dei licenziamenti di Aribnb va nella direzione contraria”. E risponde così alla metafora navale a cui si è ispirato Brian Chesky per annunciare i tagli: “Qui mi sembra che sia poco sharing: alla prima mareggiata si butta la gente in mare”. 

Si augura, però, che la tragedia che ha causato il coronavirus “aiuti a ripensare a modelli più rispettosi dei valori importanti”. Perché l’abilità di un imprenditore è “trasformare la minaccia in opportunità: l’uomo lotta e cerca soluzioni”. E con “lo tsunami provocato dal coronavirus abbiamo riscoperto l’economia di prossimità e l‘economia circolare. Questo mi porta a pensare che quello che verrà dopo la pandemia sarà diverso. In una parola: migliore”.

 

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VACANZE COME NEGLI ANNI CINQUANTA

E sull’economia di prossimità guarda anche Airbnb Italia, che registra un trend in crescita nelle ricerche online di alloggi per l’estate. “Qualcosa si muove”, conferma il country manager Trovato. “Pur in assenza di una data, gli italiani iniziano a sognare e qualcuno ha anche prenotato”. Dopo gli utenti di Danimarca e Paesi Bassi, che già ad aprile hanno aumentato le prenotazioni, raggiungendo quasi i livelli dello stesso periodo dell’anno precedente, anche quelli italiani iniziano a darsi da fare. Ma cosa cercano? “Soluzioni entro i 50 chilometri, anche nella stessa regione. E immerse nella natura. I milanesi, ad esempio, puntano alle case sul lago”, scegliendo tra le più di 30 mila con accesso diretto al lago e o al mare disponibili sulla piattaforma. Tra le più cercate, ci sono anche le ville indipendenti con giardino. E con la piscina, che ha superato qualsiasi altro desiderio nella classifica dei servizi più richiesti. 

Qual è, dunque, la vacanza dei sogni degli italiani nel 2020? “La casa vacanza isolata, con spazi dove trascorrere tempo in serenità con la famiglia. Possibilmente con cucina, giardino e piscina. Un contesto di relax, pur mantenendo il più possibile il distanziamento sociale”, osserva Trovato, che fa anche una previsione. Aumenteranno le ricerche per gli affitti lunghi, oltre i 30 giorni. “Una tendenza già in crescita negli ultimi anni. L’80 per cento degli host accetta già soggiorni superiori al mese e il 50 per cento degli annunci prevede una tariffa scontata sul lungo periodo”. Per il 2020, queste agevolazioni diventeranno un elemento strategico: “Stiamo lavorando con i proprietari degli alloggi per incoraggiare sconti e incentivare soggiorni lunghi, anche più di un mese. Perché abbiamo notato che le persone quest’estate stanno cercando di combinare la vacanza con la possibilità di smart working”. E così, il concetto di casa è sempre più centrale in questa situazione: non solo per le ferie, ma anche per il lavoro. In linea con l’idea stessa su cui si fonda Airbnb: “Sentirsi a casa, ovunque”.

 

 

PUNTARE SUGLI HOST PER IL RILANCIO

Non sono bastati i tagli alle spese per fare fronte alle perdite di questi mesi di lockdown. Questo coronavirus ha portato con sé 1.900 licenziamenti. “Sono stati trasversali. Uno dei settori più colpiti è stato il marketing, insieme al servizio clienti”. I tagli però non hanno interessato i dipendenti di Airbnb Italia. “Non è in programma nessun piano di licenziamenti qui”, assicura Trovato, che spiega anche che questa crisi, e il conseguente ridimensionamento del personale, è stato il momento per consolidare il core business dell’azienda e i rapporti con gli host. Host che, ricorda, “hanno il ruolo di accompagnare i turisti sul territorio dove vengono ospitati e farli sentire a casa”. Per questo “abbiamo deciso di puntare su di loro, investendo meno sugli alberghi” del network.

Per supportarli in questo momento difficile, Airbnb ha creato due fondi per la community degli host. Il primo, di 250 milioni di dollari, vuole dare una mano a quelli che hanno subito tante cancellazioni: gli verrà rimborsato un importo pari al 25 per cento di quanto avrebbero ricevuto nel caso di una normale cancellazione. Il secondo, di 10 milioni di dollari, è dedicato ai superhost (host esperti che offrono soggiorni eccellenti).

Intanto, però, i proprietari di casa non vedono una via d’uscita dalla crisi e non sanno come affrontare questa situazione incerta. E restano i dubbi sulle direttive per la sanificazione e la sicurezza. Ma il country manager fa sapere che a metà maggio Airbnb pubblicherà delle linee guida e ci saranno corsi di formazione per gli host, che otterranno così delle certificazioni.

E se i proprietari di casa che abbiamo sentito prevedono un aumento degli affitti, dovuto ai costi extra di sanificazione, Trovato rassicura i viaggiatori: “Sulle prenotazioni lunghe, incideranno poco”. Anzi, “con lo sconto per gli affitti di più settimane, il soggiorno finirà per costare meno del solito”. 

 

 

PAROLE D’ORDINE: REINVENTARSI E DIVERSIFICARE 

Se il 57 per cento degli italiani quest’estate non andrà in vacanza (secondo una ricerca di Confturimo-Confcommercio, in collaborazione con Swg), il comportamento di chi lo farà sarà senz’altro diverso. Il nostro turismo tornerà quello degli albori, un fenomeno prevalentemente domestico, come nel dopoguerra. “Saranno le vacanze di una volta, nel nostro Paese e con le nostre famiglie. Si respira l’aria di un ritorno al passato, e questo ha anche un certo fascino. Riscopriremo le bellezze del nostro paese”, immagina Trovato. 

Se gran parte degli host soffriranno, c’è una fetta di mercato che, invece, salirà alla ribalta. Dalle case sugli alberi alle bubble room, per alcuni tipi di alloggio si prospetta un’estate senza crisi. A partire dalle ville con piscina, come quella di Angelica D’Urso, 35 anni, che ha riconvertito la seconda casa nelle campagne vicino a Positano. Guarda con ottimismo ad agosto, “quando potrò accogliere qualche famiglia italiana che, approfittando delle ferie estive, potrà scegliere la nostra struttura perché isolata e protetta, ma comunque dotata di tutti i comfort: piscina, bar e persino un forno per le pizze, il tutto circondato da giardini e alberi che garantiscono la giusta privacy”. 

Non mancano poi le soluzioni innovative. Ne sono un esempio le bubble room disegnate da Chiara Rizzi, 41 anni, interior designer della Basilicata. Stanze-bolle trasparenti immerse nella natura che offrono un’esperienza di glamping: come essere in campeggio, ma senza rinunciare ai comfort degli hotel. “L’isolamento della nostra struttura era una caratteristica apprezzata anche prima della pandemia. Ora stiamo ricevendo diversi contatti che speriamo si trasformino in prenotazioni non appena si saprà quando potremo riavviare l’attività”, racconta Rizzi ad HuffPost. 

E poi ci sono fienili riconvertiti, barche, grotte e caverne. E ancora iurte, igloo e, come si legge su alcuni annunci di Airbnb, “strutture fiabesche” in legno, immerse nelle pinete delle Alpi al confine con la Francia.

Gli altri host, con case più tradizionali, stanno, invece, reinventandosi per diversificare l’offerta. Da case vacanze a location per corsi ed eventi per quando si potrà riaprire. Giovanna Giuliani, 43 anni, nella sua villa di Polignano a Mare con affaccio sulla spiaggia, per esempio, sta valutando di ospitare “piccoli eventi come corsi di cucina, di yoga o di sub. E poi ci sono arrivate richieste per usare la villa come set cinematografico o per shooting di moda”. 

O Roberta D’onofrio, 44 anni, superhost di Roma, che si è trovata gli appartamenti sfitti all’inizio del lockdown e, a casa con i figli, “continuavo a leggere sulle chat di classe gli sfoghi di molti genitori, che si lamentavano che in smart working si lavora più di prima e con l’estenuante fatica di far convivere nello stesso luogo lavoro e famiglia”. E così, con la Fase Due, ha avuto l’idea di creare un nuovo servizio: bnbworkingspaces.it, in cui proporre case vacanze da utilizzare come luoghi in cui fare smart working in modo continuativo.

Reinventarsi e diversificare è anche la lezione che hanno imparato ai piani alti di Airbnb. Il country manager Trovato, che è in contatto con il governo e si augura che questa situazione passi presto, spiega che “bisogna avere una strategia che aiuti a diversificare il più possibile il business. Questo è l’insegnamento che traiamo da questo momento straordinario”. Per questo, “punteremo su soggiorni a lungo termine non turistici, per studenti e lavoratori. Un modo per diversificare il rischio anche in un’ottica di ripartenza”. 

 

 

 

 

La homepage di bnb working (Photo: bnb working)

 

 

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