Apologia di fascismo, cosa è davvero

Fare il saluto romano, inneggiando al razzismo e al fascismo, comporta una condanna. A deciderlo è stata la sesta sezione penale della Cassazione, che ha confermato la pena inflitta dalla Corte d’appello di Firenze ad un 50enne che, insieme ad altre persone, durante una manifestazione pubblica aveva alzato il braccio destro, facendo il saluto romano.

La Suprema Corte, con la sentenza n. 35549, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato che aveva mosso dei dubbi sul suo riconoscimento. Nelle fotografie, infatti, da cui è poi scaturita l’indagine, l’uomo compariva con il volto in parte coperto. Ma ad incastrarlo c’è la testimonianza di un poliziotto che avrebbe dichiarato di conoscerlo “dal 1990”. La Cassazione, perciò, ha confermato la condanna anche perché i soggetti in questione erano già noti alle forze dell’ordine (in particolare alla Digos e alle Questure della Toscana), per la loro partecipazione ad altre manifestazioni simili.

Inneggiare al fascismo, sia ben chiaro, è reato. Lo stabilisce la legge Scelba, numero 645, del 20 giugno 1952 che all’art. 4 sancisce il reato di apologia di fascismo per “chiunque faccia propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista”, oppure chiunque “pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Non ci sono dubbi. O quasi, perché qualche settimana fa, una coppia di turisti americani, Cindy e Matthews Hirsch, in vacanza a Bibione, si è ritrovata in albergo una serie di bottiglie riportanti l’effige del Duce. Insieme a quella di Hitler. La vicenda, riportata dal settimanale Sette, del Corriere, ha suscitato le proteste dei turisti che si sono sentiti offesi.

I gestori del negozio si sono subito difesi, precisando che si tratta di una collezione storica di bottiglie e che oltre alla faccia di Mussolini o del Fuhrer ci sono anche quelle di Stalin o di Che Guevara. E con la legge Scelba, come la mettiamo? Proprio questo è il punto. Ogni legge, si sa, lascia spazio all’interpretazione. E in Italia, l’apologia di fascismo è perseguibile con la reclusione fino a 4 anni, a patto, però, che si esalti pubblicamente esponenti o principi del fascismo. Proprio qui sta l’inghippo. Chi produce vino non esalta pubblicamente il fascismo e, anche se è difficile capire quale sia il confine del legale, non commette alcun reato.

Anzi, commerciare “le bottiglie della storia” pare sia un business redditizio. E in tempi di crisi, la cosa fa gola a molti. “E’ legale, ai turisti piace molto e io lo vendo senza problemi”, è il commento di un ristoratore di Roma. E pensare che all’estero le cose non vanno così. In Germania, o in Austria, l’apologia del nazionalsocialismo è davvero un reato. Per questo niente bottiglie con il Fuhrer stampato in bella vista. Ma al di qua del Brennero, si può fare: il giro d’affari, in Italia è di circa 350mila euro, mentre le aziende che si dividono il mercato sono tre. Queste distribuiscono 130mila bottiglie in tutto il Paese, con un occhio di riguardo anche all’export in Francia e Spagna. La questione del saluto romano, insomma, rimane in parte aperta. Qualche anno fa la polemica era sbarcata anche sui campi da calcio: fece scalpore l’esultanza di Paolo Di Canio, ex giocatore della Lazio, che finì sotto la sua curva alzando il braccio nell’inequivocabile gesto del saluto romano. E giusto per rimanere in tema, qualche giorno fa è arrivata anche la denuncia di un consigliere regionale del Lazio, Enzo Foschi: “Sono entrato in un bar per uno spuntino prima di andare allo stadio Olimpico e mi sono ritrovato in un covo fascista, con mensole piene di riquadri del Duce”.

“Un reliquiario fascista – rincara Foschi – un covo di estrema destra che come tale va chiuso di fronte a un evidente caso di apologia di fascismo”. Il bar in questione è nella zona di Ponte Milvio. Per concludere il consigliere aggiunge che “la legge Scelba, del 1952, comunque punisce chiunque esalti pubblicamente esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo”. E pazienza se sia difficile stabilire senza equivoci cosa significhi “esaltare pubblicamente”. La legge c’è ma - in perfetto stile italico - è complicato applicarla.

Yahoo! Notizie - Uniformi e simboli templari, il caso di Breivik

22 luglio 2011, stragi di Oslo e Utoya: Breivik uccide 77 personeOslo, (TMNews) - Stragi senza senso che hanno colpito al cuore la Norvegia, la sua capitale e i sui giovani. Il 22 luglio del 2011 Anders Behring Breivik, 32 anni, cresciuto in solitudine nell'odio del diverso, piazzo' 950 kg di esplosivo davanti al palazzo del governo nel pieno centro di Oslo uccidendo otto passanti. Poi si diresse verso il secondo obiettivo della sua mente folle: l'isola di Utoya che ospitava in quei giorni 600 giovani laburisti. Armato di mitra sparò all'impazzata contro chiunque si trovasse sulla sua strada senza nessuna incertezza. Sotto i suoi colpi morirono sessantanove ragazzi, centinaia quelli rimasti feriti prima dell'arrivo delle forze dell'ordine. Lui si fece arrestare impassibile e freddo. La sua mano, armata dall'odio, sul suo sito Internet aveva scritto 1.500 pagine di deliranti proposizioni a sfondo nazista e razzista. La strage sconvolse l'intero Paese e il mondo. Il processo iniziato il 16 aprile, tra le altre cose deve accertare la sanità mentale dello spietato assassino che in aula alzò il pugno al cielo e esclamando "L'ho fatto per voi, sono sano e non sono pentito".

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