Appalti G8, condannati Balducci e Anemone. Assolto Bertolaso: il fatto non sussiste

Alessandra Lemme
Appalti G8, condannati Balducci e Anemone. Assolto Bertolaso: il fatto non sussiste

Quattro condanne e una dozzina tra assoluzioni e prescrizioni nel processo romano legato agli appalti del G8 della Maddalena. Assolto l'ex capo della protezione civile Guido Bertolaso perché 'il fatto non sussiste', condannati i capi della cosiddetta 'cricca': sei anni e sei mesi di carcere per l'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, sei anni per il costruttore romano Diego Anemone, quattro anni e sei mesi per l'ex provveditore opere pubbliche Toscana Fabio De Santis e quattro anni per il generale in pensione della guardia di finanza Francesco Pittorru.

Dopo la sentenza Bertolaso esulta su Facebook: "Questo vale come una doppia assoluzione. Grazie alla mia famiglia e a chi mi è stato vicino in questi otto anni. Sono innocente. Come ho sempre dichiarato. Ora lo hanno dichiarato anche i giudici".

Il tribunale dichiara prescritto il reato di corruzione mentre vengono condannate le persone ritenute a capo dell'associazione a delinquere. Tra le posizioni prescritte quella di Daniele Anemone, fratello di Diego. Assolti tra gli altri Mariapia Forleo, ex funzionaria della Presidenza del Consigli, e Claudio Rinaldi, ex commissario dei mondiali di nuoto a Roma. I giudici inoltre stabiliscono il pagamento di una provvisionale da un milione di euro al ministero delle Infrastrutture, 50mila euro a Cittadinanzattiva, e 250mila euro alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

La 'cricca', era stata rinviata giudizio nel settembre 2013. Gli inquirenti parlarono di un "sistema gelatinoso", che permetteva a un gruppo di imprenditori e pezzi delle istituzioni di condizionare grandi appalti, come quelli legati al G8 della Maddalena e quelli delle celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia. A Balducci e Anemone, veniva contestata la corruzione e l'associazione a delinquere: erano loro, secondo i pm Roberto Felici e Ilaria Calò, titolari del fascicolo, il cuore del gruppo che con favori e denaro si aggiudicava gare milionarie andando "oltre gli schemi di corruzione cui siamo abituati".

Nella requisitoria i pm parlarono di "uno dei più gravi casi di corruzione nell'Italia dal dopoguerra per il danno enorme alla pubblica amministrazione con interi settori assoggettati". "È una sorta di corruzione 2.0", dissero, parlando di una rete fatta di "rapporti illeciti con soggetti di alto profilo istituzionale", attraverso "ripetuti e ingenti vantaggi a pubblici funzionari perché venissero meno ai loro doveri". 

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