Appello dei sindaci dem: Letta candidato premier. Ma Calenda frena

Riccardo Fabi / NurPhoto / NurPhoto via AFP

AGI - Primo: vincere le elezioni e offrire al paese l'alternativa alla destra rappresentata da Salvini e Meloni. I nomi vengono dopo. L'invito che arriva dal Nazareno ai dirigenti del Partito Democratico è di rimanere concentrti sulle proposte da fare al paese. è su quelle che si costruiranno le coalizioni, non su altro. E tantomeno sui nomi. Un messaggio a Carlo Calenda che, presentando il suo programma in 14 punti, ha chiuso la strada a qualsiasi dialogo con il M5s, ma anche con Luigi Di Maio, liquidato con un "Di Maio chi?" di chiara derivazione renziana, e con Europa Verde e Sinistra Italiana. Veti, paletti, dikat. Tutto quello che i dem non vogliono in questo momento di costruzione.

Ma Calenda si spinge oltre, evocando il nome di Mario Draghi per la premiership. Una fuga in avanti che contrasta con quanto previsto dallo statuto Pd, per il quale il candidato premier naturale è il segretario del partito. In ogni caso è presto per parlare di nomi, viene sottolineato dal Nazareno. A mettere il punto sulla questione ci pensa in ogni caso il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci. "Il candidato premier del Pd è Enrico Letta, non ci sono altri candidati premier", dice il coordinatore dei sindaci dem interpellato dall'AGI: "Piu' rafforziamo Letta e il Pd e piu' saremo competitivi".

Calenda non ci sta e dice che "il candidato Presidente del Consiglio non può essere Enrico Letta. Cercare di forzare su questo punto chiuderebbe immediatamente la discussione. Il nostro obiettivo è convincere Mario Draghi a rimanere a palazzo Chigi, portando voti su un'agenda coerente con quella portata avanti dal suo governo". Il Nazareno non commenta, se non ribadendo che "la costruzione della coalizione viene prima di qualunque nome. Non c'è un esponente Pd che abbia dei dubbi sull'assoluto prestigio nazionale e internazionale di Draghi. Da questo punto di vista, Calenda dice un'ovvietà".

Al momento, dunque, le strade dei dem e di Carlo Calenda non sembrano destinate ad incontrarsi. Almeno non a breve. Anche perchè fra i parlamentari dem si nutre scetticismo sulla reale volontà di Calenda di dialogare. "E' convinto di andare da solo, vuole pesarsi nella convinzione di conquistare tra l'otto e il diaci per cento".

A dire di voler portare Draghi a Palazzo Chigi è anche Matteo Renzi che, tuttavia, consiglia a Letta di puntare su Stefano Bonaccini per Palazzo Chigi: "Letta è segretario del Pd, decida lui. Fossi al suo posto sceglierei uno bravo a vincere le elezioni che sembravano già perse: Stefano Bonaccini. Ha preso il voto dei moderati e quello degli estremisti di sinistra, ha fermato Salvini nel momento in cui sembrava impossibile".

Parole, quelle di Renzi su Bonaccini, che fonti Pd liquidano con una battuta: "Il bacio della morte". Dal Nazareno si sottolinea invece come "Renzi non perda occasione di seminare zizzania nel Partito Democratico". Per due alleati che si allontanano, tuttavia, uno si avvicina ai dem.

La lista unitaria Democratici e Progressisti annunciata da Letta nelle scorse ore piace a Roberto Speranza e ad Articolo Uno. Ma nei gruppi parlamentari c'è chi fa appello perchè "non si buttino a mare tre anni di lavoro con i Cinque Stelle". E' la senatrice di Leu, Loredana De Petris, a rivolgersi al segretario del Pd. E come lei fanno anche Stefano Fassina e, nei giorni scorsi, Federico Fornaro, capogruppo alla Camera. Il segretario Letta, intanto, lavora pancia a terra per mobilitare i suoi in vista del voto.

Domani alle 9.00 è convocata la direzione nazionale insieme ai gruppi parlamentari, per fare il punto sull'analisi della situazione politica, sulle elezioni e sul regolamento per le candidature. Mercoledì, poi, Letta vedrà i sindaci del Pd. Gli amministratori locali, nei piani di Letta, avranno un ruolo da protagonisti in questa campagna elettorale. "Vogliamo estrarre il massimo delle otenzialità dei territori e dal partito dei sindaci", fanno sapere dal Nazareno.

In prima fila a guidare questo partito nel partito ci sono Matteo Ricci e Dario Nardella. Il sindaco di Firenze, negli ultimi mesi, ha allacciato con il segretario un rapporto molto stretto che è stato anche alla base della mobilitazione degli amministratori dem a favore del governo Draghi, nelle scorse settimane. Ricci, poi, è attivissimo nel suo ruolo di coordinatori delle fasce tricolori del Pd.

"Tutto il territorio deve essere in campo in questa campagna elettorale", spiega il sindaco di Pesaro all'AGI. "I sindaci italiani sono molto credibili, abbiamo una classe dirigente nei territori molto forte e maggioritaria. Stiamo discutendo con Enrico Letta sul da farsi, avremo una riunione del coordinamento dei sindaci dem con il segretario mercoledì". E assieme ai sindaci, potrebbe essere candidato il presidnete del Lazio, Nicola Zingaretti, che oggi apre a questa possibilità: "Se sarò candidato dopo le elezioni affronteremo il tema di come portare la Regione al voto".

L'ex segretario dem potrebbe correre per un posto in lista nel proporzionale, per trainare la lista del Pd; in uno die collegi uninominali, dove i nomi di peso del Pd saranno decisivi soprattutto in mancanza di una coalizione larga: oppure in tutti e due. Sono i territori il valore aggiunto di questa campagna, a due mesi esatti al voto per le politiche per il quale il Pd può contare su 100 mila volontari da mobilitare sui territori a partire dalla rete capillare del Partito Democratico in ogni provincia italiana. Andando dalle persone laddove sono: in vacanza, ma anche e soprattutto nei luoghi del disagio e delle solitudini.

Nelle grandi aree metropolitane come nei piccoli centri. "Casa per casa, con umiltà" dice Letta, che domani in Direzione Nazionale chiederà allo stato maggiore dem di supportare il suo piano per contendere alla "peggiore destra di sempre" la guida del Paese per i prossimi 5 anni. "Sarà una sfida tra noi e la Meloni. E il Pd è al lavoro nel solco della serietà e del patriottismo di Mario Draghi e con una agenda democratica e progressista". Con la disponibilità, aggiungono fonti dem, a parlare con tutti, da Calenda a Fratoianni, in nome dell'interesse nazionale. E anche a ricercare il consenso dei tanti elettori del centrodestra delusi dalla radicalizzazione di Forza Italia, ormai "costola di Salvini e ridotta del cerchio magico intorno a Berlusconi".

Dunque, prima di tutto confronto sulle idee. Sostenibilità ambientale, lavoro, giustizia sociale, diritti: sono i pilastri del centrosinistra e la bussola del Pd ormai da anni. Competizione a sinistra su questi temi? Dal Nazareno tagliano corto: "La gara a chi è più progressista non ci interessa. Il Pd non si iscrive al concorso per il Melenchon italiano. Contano le storie personali, la cultura politica e anche le scelte recenti. Registriamo solo che se milioni di italiani non abbienti non avranno una mensilità in piu' a fine anno col taglio delle tasse sul lavoro è perchè M5S, Lega e FI hanno anteposto calcoli di parte all'interesse dei piu' fragili. Se non ci sarà entro dicembre il salario minimo per tanti lavoratori poveri e sfruttati è per questa scelta gravissima e sbagliata".

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