Appello delle imprese per sbloccare il ciclo dei rifiuti in Italia

Red

Roma, 25 lug. (askanews) - L'economia circolare è paralizzata. Il blocco delle attività costa 2 mld di euro l'anno. Va recepita subito la norma europea che consente il rilascio delle autorizzazioni al riciclo. Sono queste le ragioni alla base dell'appello che il mondo imprenditoriale e associativo (circa 60 sigle imprenditoriali ed associative) fa a Governo e Parlamento per trovare una soluzione al blocco delle operazioni di riciclo dei rifiuti nel nostro Paese.

Confindustria, Circular economy network, Cna, Fiseunicircular, Fise assoambiente, Confederazione italiana agricoltori, Confartigianato imprese, Confcooperative, Legacoop produzione e servizi, Cisambiente, Federchimica, Federacciai, Federazione gomma plastica, Assomineraria, Conai, Conou, Ecopneus, Confederazione libere associazioni artigiane italiane, Green economy network di Assolombarda, Uilitalia, Casartigiani, Confapi, Assovetro, Confagricoltura, Consorzio italiano compostatori, Ecotyre, Cobat, Consorzio Ricrea, Anco, Aira, Greentire, Assobioplastiche, Ascomac Cogena, Ecodom, Amis, Comieco, Assocarta, Federazione carta e grafica, Centro di coordinamento raee, Siteb, Assorem, Firi, Federbeton, Aitec, Conoe, Corepla, Federesco, Angam, Centro di coordinamento nazionale pile e accumulatori, Ucina - Confindustria nautica, Assofond, Consorzio Carpi, Assofermet, Agci-servizi, Ance, Legacoopsociali, riunite oggi a Roma presso lo spazio eventi Spagna, hanno lanciato un grido d'allarme per denunciare le pesanti ricadute sull'ambiente, sulla salute dei cittadini e sui costi di gestione dei rifiuti per famiglie e imprese, in seguito alla battuta d'arresto del settore dell'economia circolare.

Una sentenza del Consiglio di Stato ha di fatto paralizzato le operazioni di riciclo dei rifiuti. La misura dello Sblocca Cantieri in materia di cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) non ha risolto la situazione, limitandosi a salvaguardare le tipologie e le attività di riciclo previste e regolate dal DM 5 febbraio 1998 e successivi, escludendo quindi quelle che sono state sviluppate nel frattempo. Questo quadro normativo, segnalano le associazioni, di fatto impedisce diverse attività di riciclo di rifiuti di origine sia urbana che industriale e la realizzazione di nuove attività e impianti.(Segue)