Apple ha negato di nuovo all'Fbi l'accesso all'iPhone di un attentatore

Francesco Russo

Fornire alle autorità una "backdoor" per ottenere i dati contenuti negli iPhone costituisce un rischio eccessivo per la sicurezza, dato che potrebbe permettere l'accesso anche a terze parti in grado di costituire una "minaccia per la sicurezza nazionale". Così, riporta The Verge, la casa di Cupertino ha risposto al ministro della Giustizia Usa, William Barr, che in conferenza stampa la aveva attaccata per non aver acconsentito alla richiesta di sbloccare due iPhone appartenuti a Mohammed Saeed Alshamrani, giovane ufficiale dell'aviazione saudita che lo scorso mese ha ucciso tre giovani ufficiali della Marina americana e ne aveva feriti altri 8, per poi essere freddato dalla polizia, nel centro di addestramento di Pensacola.

L'Fbi aveva ricevuto l'autorizzazione del tribunale per esaminare entrambi i telefoni, uno dei quali risultava danneggiato ma, sottolineando che erano "virtualmente impossibili da sbloccare senza la password", aveva chiesto l'aiuto di Apple. La compagnia, come sempre in questi casi, aveva fornito accesso ai dati presenti su cloud ma non a quelli salvati sul dispositivo, come era già avvenuto in passato con un iPhone legato all'autore della strage di San Bernardino, perpetrata da un altro estremista islamico il 2 dicembre 2015. 

"Non esiste una backdoor solo per i buoni"

Barr ha fatto appello ad Apple e alle altre compagnie del settore perché "ci aiutino a trovare una soluzione che ci consenta di proteggere meglio le vite degli americani e prevenire futuri attacchi". Apple ha replicato in una lettera di aver fornito tutta l'assistenza possibile all'Fbi ma ha ribadito l'impossibilità di garantire accesso al contenuto dei dispositivi bloccati. "Abbiamo sempre spiegato che non esiste qualcosa come una backdoor solo per i 'buoni' - si legge nella missiva - le backdoor possono essere sfruttate anche da soggetti che minacciano la nostra sicurezza nazionale e la sicurezza dei dati dei nostri clienti".

Lanciare una versione non criptata del sistema operativo iOS, come era stato suggerito dall'Fbi dopo la strage di San Bernardino, metterebbe a rischio la sicurezza di ogni singolo possessore di iPhone, ha ripetuto la compagnia. Gli stessi argomenti con i quali, appena il mese scorso, Facebook aveva spiegato a Barr che non avrebbe mai consentito l'accesso a fini investigativi alle conversazioni scambiate attraverso i suoi servizi di messaggistica criptati, come WhatsApp.