ArcelorMittal, crisi e ordini fermi: le testimonianze ai pm

webinfo@adnkronos.com

Una crisi "disastrosa", perdite e ordini fermi. Il quadro che emerge dalle testimonianze raccolte dai pm di Milano che indagano sulla gestione ex Ilva-ArcelorMittal restituiscono l'immagine di un gruppo in profonda crisi. 

Ex Ilva, Conte: "Non accettiamo disimpegno, Mittal chiarisca posizione" 

Claudio Sforza, direttore generale dell'ex Ilva sentito come testimone dai pm, mette a verbale che "gli elementi sullo stato di crisi dell'affittuaria in mio possesso derivano anche dalla conoscenza personale. In più riunioni tenute da settembre ad oggi, sia il precedente amministratore delegato Mathieu Jehl, sia il nuovo amministratore delegato Lucia Morselli, hanno dichiarato che la società aveva esaurito la finanza dedicata all'operazione". Un'affermazione che, a dire del testimone, sarebbe stata ripetuta anche in occasione di un incontro sindacale dello scorso 15 novembre al Mise alla presenza del ministro Patuanelli. "Preciso che in quella occasione - dice il dirigente - l'ad Morselli non ha parlato di crisi di finanza ma di disastrosa crisi economica".  

I pm: "Strumentale riferimento a scudo penale" 

"COME PREVISIONE 700 MILIONI DI PERDITA PER IL 2019" - "Stiamo pagando, ma con ritardo. Ad oggi abbiamo circa 130 milioni bloccati, ma, tra gli altri, ci sono anche problemi nella regolarità della documentazione dei fornitori". Così Steve Wampach, chief financial officer di ArcelorMittal Italia, ascoltato in procura a Milano lo scorso 20 novembre, replica ai pm milanesi che gli chiedono se la società ha problemi finanziari. In questo primo anno di esercizio, secondo i dati in suo possesso, risulta "Ebitda 580 milioni di perdita, ammortamenti per ulteriori 70 milioni e per interessi altri 50. Quindi come previsione abbiamo circa 700 milioni di perdita per il 2019".  

Nelle dichiarazioni ai pm milanesi un dirigente afferma: "Nonostante la sospensione del piano di fermata, l'azienda non ha tutto quello che serve per proseguire l'attività, in quanto l'approvvigionamento delle materie prime è stato cancellato. Il piano prevedeva di lasciare una scorta minima di materie prime solo per un altoforno per un mese". Sentito lo scorso 19 novembre, il dirigente specifica di non occuparsi delle vendite, ma riferisce: "So solo quanto ha detto l'ad Morselli che ha dichiarato ufficialmente ai primi di novembre in un incontro con i dirigenti e quadri che aveva fermato gli ordini, cessando di vendere ai clienti".  

"Il primo trimestre non è andato bene... il secondo doveva segnare il pareggio ed è andato invece peggio del primo, secondo Matthieu Jehl per motivi di contingenza di mercato, ma anche di risultati operativi in termini di qualità e di volumi", è la testimonianza di un manager raccolta solo pochi giorni fa. "Il terzo trimestre è stato peggiore anche del secondo e a detta di Jehl dovevamo recuperare 140 milioni, con taglio del personale con cassa integrazione guadagni. Il quarto trimestre sarà difficilissimo perché a seguito del piano di fermata è sostanzialmente tutto fermo, abbiamo disdettato gli ordini dei clienti". 

Parole confermate da un dirigente di ArcelorMittal Italia che sottolinea come il problema fosse nella fase di produzione: "Parliamo di costi globali che evidentemente non garantivano marginalità, anzi il trend di perdita appariva inesorabile. Sul punto, ricordo che nelle riunioni tenutesi Jehl dispose di ridurre i costi della manodopera (riducendo lo straordinario che era una componente di costo significativa)". I manager "stranieri ricordo essere stati molto critici sulla gestione, in quanto ritenevano che i costi industriali fissi (manodopera, manutenzione) e variabili (materie prime) fossero molto alti", aggiunge. Con riferimento al personale, nella riunione di giugno-luglio, "i manager esteri richiesero espressamente di ricorrere allo strumento della cassa integrazione ordinaria per circa 1300 persone, perché si stava delineando già da qualche mese una evoluzione del mercato non favorevole".