ArcelorMittal, il vertice: “Azienda disponibile a nuovo piano industriale”

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Si è concluso nella tarda serata di ieri, dopo 4 ore, il vertice tra il governo e la dirigenza di ArcelorMittal. Al tavolo hanno partecipato il titolare del Mef, Roberto Gualtieri, il ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, il premier Conte e Lakshmi e Aditya Mittal. In un secondo momento ha poi preso parte all’incontro anche l’ad Lucia Morselli.

ArcelorMittal: l’incontro

Nel corso della riunione, Conte e i suoi hanno cercato di capire quali siano le reali intenzioni dell’azienda franco indiana e se sia possibile bloccare la loro richiesta di recedere dal contratto, anche con l’ipotesi di reintrodurre lo scudo penale. Al centro del vertice anche la questione dei 5mila esuberi. Prima di entrare a Palazzo Chigi, Conte aveva detto: “O garantite la possibilità di rispettare gli impegni contrattuali o reagiremo adeguatamente alla battaglia giudiziaria che voi avete voluto“.

Le parole di Conte

Al termine dell’incontro, Giuseppe Conte si è intrattenuto con la stampa per tracciare il punto della situazione: “È stata valutata la possibilità di un coinvolgimento pubblico nel nuovo progetto. Abbiamo messo subito sul tavolo il pieno coinvolgimento del sistema Italia. Abbiamo assicurato in questa prospettiva la piena disponibilità. L’obiettivo è un nuovo piano industriale con nuove soluzioni produttive con tecnologie ecologiche e massimo impegno nel risanamento ambientale“. Il premier ha poi confermato la disponibilità del governo a sostenere il processo, anche con misure sociali in accordo con i sindacati.

Il futuro dell’ex Ilva

Il tavolo di ieri sera è stato il primo e potrebbe dare avvio ad una serie di incontri nel corso del week end, atti a dare un segnale ai mercati entro lunedì mattina. Nel frattempo, ieri, la procura di Milano si è schierata dalla parte del governo affermando che lo scudo penale non c’entra nulla, che il contratto è valido e che ArcelorMittal è tenuta a rispettarlo. “La vera causa della disdetta – dicono i pm – pretestuosamente ricondotta al venir meno dello scudo ambientale è eziologicamente riconducibile alla crisi di impresa di AMI e alla conseguente volontà di disimpegno dell’imprenditore estero“.