ArcelorMittal, oggi sciopero di due ore in tutto il gruppo in attesa del piano

Domenico Palmiotti
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AGI - In tutti gli stabilimenti del gruppo ArcelorMittal Italia oggi si sciopera per due ore. Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm intendono così rivendicare chiarezza nei confronti del Governo a pochissimi giorni dalla conclusione, entro il 30 novembre, del negoziato che porterà lo Stato, attraverso Invitalia, ad entrare nel capitale della società ed avviare così un piano di rilancio del gruppo.

A Roma stamattina i segretari generali Roberto Benaglia, Francesca Re David e Rocco Palombella terranno una conferenza stampa - trasmessa live su piattaforma e su Facebook - mentre presìdi si terranno davanti agli stabilimenti. A Taranto delegati e attivisti di Fim. Fiom e Uilm lo terranno davanti alla portineria della direzione.

L'iniziativa sindacale arriva a poche ore di distanza dalle parole del premier Giuseppe Conte, che ieri intervenendo alla presentazione del rapporto Svimez, ha dichiarato che nelle prossime ore si chiuderà l'accordo con ArcelorMittal. Anche l'ad dell'azienda, Lucia Morselli, incontrando ieri pomeriggio i vertici delle sigle metalmeccaniche, ha dichiarato che la conclusione del negoziato è ormai imminente.

“Stiamo definendo l'accordo con Arcelor Mittal per completare il progetto di investimento all'insegna di un partenariato pubblico-privato per l'ex Ilva di Taranto” ha annunciato il premier Conte. Linee portanti del nuovo piano sono la decarbonizzazione per ridurre le emissioni inquinanti, la produzione a 8 milioni di tonnellate e la tutela dei 10.700 occupati di gruppo, questi ultimi due aspetti col piano a regime nel 2025. 

"Taranto non conosce ancora il suo destino"

Ma i sindacati protestano perché nel confronto non sono stati coinvolti e allo stato hanno poche informazioni su come sarà la nuova società. Anche con lo sciopero odierno, Fim, Fiom e Uilm rilanciano la richiesta al Governo di chiarire concretamente cosa conterranno i nuovi piani ambientale e industriale, come si tutelerà l'occupazione e come si ricucirà il rapporto, oggi lacerato, tra fabbrica e città. I sindacati chiedono che dopo il 30 novembre si apra la discussione col Governo e l'azienda insieme. 

Ai segretari generali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm è arrivato infine il sostegno e la solidarietà di IndustriAll, European Trade Union, con una lettera da Bruxelles del segretario generale Jude Kirton- Darling. “L'incertezza sul futuro dell'azienda è evidentemente estremamente sconcertante per i lavoratori. Questa incertezza si protrae da troppo tempo e noi vi sosteniamo nella richiesta urgente di piani ambientali e industriali da parte dell'azienda, chiarimenti sulle procedure di approvvigionamento, revisione degli ammortizzatori sociali e certezza per il futuro dei lavoratori dell'AMI” scrive per il sindacato europeo Kirton-Darling.

Protesta anche il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, che si dice preoccupato per l'accordo che si va chiudendo, segnalando che la città non lo conosce affatto, e invita l'Unione Europea a vigilare, visto che la ristrutturazione dell'ex Ilva attingerà anche a parte delle risorse del Recovery Fund. “Governo e impresa che stanno riprogrammando gli investimenti senza ascoltare la comunità“ dice Melucci.

Intervenendo al dibattito web su “Instrumentum Laboris”, il documento di preparazione della 49esima edizione della Settimana Sociale dei cattolici italiani che, promossa dalla Cei, si terrà a Taranto il prossimo anno, il sindaco ha detto che “questo è il momento di  fare ciò che non è mai stata fatto prima. Se continuiamo a raccontarci che possiamo tenere tutto insieme - ha affermato Melucci  -, ossia esuberi, tutela dell'ambiente, produzione, mentiamo a noi stessi. Non vogliamo la decrescita felice, ma dobbiamo anche capire che non possiamo mantenere salari che poi finiscono in costi sociali”.

Il capoluogo pugliese laboratorio industriale

Per Melucci, “serve un salto evolutivo come un accordo di programma di lungo respiro, serve il coraggio di utilizzare le risorse che l'Europa vuole offrirci per questo scopo: se ce la fa Taranto, ce la fa l'intero Paese. La nostra città - ha detto ancora  - si sta proponendo come laboratorio dove sperimentare strade nuove, dove sovvertire uno stile di vita che ci ha portato, tra le altre cose, all'attuale pandemia o a fare impresa come noi purtroppo sappiamo a Taranto. Abbiamo invece bisogno di quell'equilibrio che da anni cerchiamo perché ci siamo resi conto che l'equazione non sta in piedi se manca lo sforzo collettivo” ha rilevato il sindaco nel dibattito al quale hanno partecipato tra gli altri anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e l'arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro.