Architettura, "scuole aperte" a Tirana: prende forma la visione urbanistica di Boeri

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Tirana, 17 dic. (Adnkronos) – (Dall’inviata Silvia Mancinelli) – Archiviata la diaspora albanese, con la fine della dittatura durata mezzo secolo, oggi Tirana è una città in fermento che ha fretta di mettersi in pari con i tempi e anzi di crescere, strizzando l’occhio agli italiani considerati fratelli al di là del mare. È all’Italia, di cui hanno imparato la lingua guardando di nascosto dal regime i programmi Rai, che gli albanesi si ispirano per costruire dalle grigie ceneri sovietiche palazzi avveniristici e quartieri a misura d’uomo.

Nella periferia di Tirana, nel punto esatto dove vi era un magazzino di rifiuti e la strada finiva, architetti italiani e albanesi del team guidato da Stefano Boeri hanno realizzato una scuola che già ospita 1.400 alunni, dalla materna alle superiori. Alla presentazione alla stampa presenti tra gli altri il primo ministro Edi Rama e il sindaco di Tirana Erion Veliaj (
). La scuola nella zona di don Bosko, la prima di tre, è un enorme edificio al centro del quale svetta una torre che lo rende individuabile a distanza. Questo perché, aperta h24 tutti i giorni dell’anno, non è appannaggio dei soli studenti ma dell’intera comunità con palestra, mensa, orti.

Un epicentro per il quartiere, come puntano a essere anche le altre scuole previste dal piano regolatore disegnato tra il 2015 e il 2017 proprio da Stefano Boeri Architetti per far fronte alla forte crescita demografica e all’urgenza di dare a tutti la possibilità di studiare senza fare i turni, come in passato, per la mancanza di strutture. “Se prima poteva sembrare una splendida utopia, oggi, dopo la pandemia, il tema delle scuole aperte è diventato una reale necessità per rispondere alla domanda di benessere che nasce dai cittadini di tutto il mondo -commenta all'Adnkronos l’architetto Stefano Boeri – Le tre nuove scuole di Tirana, pur se realizzate in grande economia, sono state progettate per diventare dei veri e propri epicentri della vita sociale e come spazi di connessione intergenerazionale e sociale. Il progetto delle nuove scuole aperte può dare a Tirana un’anticipazione di quella visione di ‘città arcipelago’, di metropoli costituita di quartieri autosufficienti nei servizi al cittadino, che oggi è perseguita da molte altre capitali internazionali”. ()

“Durante il processo di progettazione grande attenzione è stata posta nel calibrare la presenza di spazi tradizionali dedicati alla didattica con aree ibride e più adatte a sistemi educativi sperimentali e alle attività di didattica innovativa. Nell’ottica di creare un edificio accessibile, che dialoghi con il contesto urbano circostante, gli spazi che ospitano le funzioni pubbliche, quali per esempio la biblioteca, le palestre, le sale multifunzionali, la mensa, potranno essere aperti alla città e utilizzati dagli abitanti del quartiere nelle ore non scolastiche” aggiunge ’architetto Francesca Cesa Bianchi,partner e project director di Stefano Boeri Architetti. Sono gli architetti milanesi a firmare anche molti dei cantieri sorprendenti che cozzano con palazzine malconce, retaggio di tempi andati.

Tra questi il progetto di social housing che, dove la terra ha tremato uccidendo 51 persone, solo due anni fa, oggi restituisce un tetto a chi aveva baracche soffiate via dal sisma. Giardini sui tetti e piazze pedonali saranno calpestabili già entro la fine del prossimo anno grazie a operai che colano il cemento su una terra che i nati dopo gli anni ‘90 hanno imparato a conoscere diversamente.

“Mentre da ragazzini noi ci vedevamo di nascosto per guardare la televisione italiana e prepararci così a solcare il mare, oggi i giovanissimi si affrettano a imparare l’inglese – racconta Ilir – A parlare di comunismo sono rimasti i più vecchi, come mio padre. Tirana oggi ci promette il futuro, in cambio del traffico che abbiamo imparato a tollerare”.

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