Arci: no a quarantena in mare per migranti soccorsi da Sea Watch -2-

Red/Cro/Bla

Roma, 22 giu. (askanews) - "Lo scorso aprile infatti, un decreto interministeriale ha stabilito che i porti italiani non sono porti sicuri per le navi battenti bandiera non italiana. Un decreto al quale la Protezione Civile ha provato a mettere una toppa con un provvedimento che prevede la possibilit di trascorrere il periodo di quarantena su navi messe a disposizione dallo Stato italiano, a largo dai nostri porti", prosegue.

"Il discrimine il colore della bandiera della nave che ti salva o, nel caso dei tunisini, della nazionalit a cui appartieni. Non la sostenibilit delle condizioni di sicurezza, non la legislazione internazionale", sottolinea.

"Costringere persone sopravvissute ai viaggi in mare a trascorrere altri 15 giorni in alto mare un'ingiustizia: le operazioni di salvataggio, che per definizione normativa terminano con lo sbarco sulla terraferma, vengono stravolte e le persone salvate vengono costrette a restare in una situazione di disagio", aggiunge.

"Costringere persone che sono riuscite a raggiungere le nostre coste, dopo giorni di viaggio in mare, in piccolissime imbarcazioni, a ritornare in mare aperto per trascorrere la quarantena un'ingiustizia: oggi stata restituita la salma di Bilal alla famiglia, giovane ragazzo tunisino che ha tentato di raggiungere a nuoto le coste agrigentine buttandosi dalla Moby Zaza", conclude.