Ardea, sparatoria: "Perché il killer aveva la pistola del padre?"

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Sulla sparatoria di Ardea, “ci auguriamo che la Procura di Velletri faccia chiarezza su tutto, anche per quanto riguarda i soccorsi che secondo alcuni testimoni sarebbero arrivati dopo 40 minuti dalla sparatoria. Si chiarisca anche il ruolo della madre e della sorella di Pignani, perché l’uomo aveva la pistola del padre morto a novembre? Perché dopo avere minacciato la madre con un coltello, nel maggio scorso, è stato sottoposto ad un Tso e rilasciato dopo appena un giorno, mentre sembra che fosse stato disposto per quindici giorni”. Lo afferma l’avvocato Diamante Ceci, legale dei genitori due bambini uccisi ieri ad Ardea, i piccoli David e Daniel, assassinati insieme a un anziano dal 34enne Andrea Pignani.

“Prima di quanto avvenuto non c’è stata alcuna lite tra i miei assistiti e Andrea Pignani. Tra loro non c’era alcun legame, non si conoscevano. Le vicende giudiziarie legate a Domenico Fusinato non c’entra nulla con quanto accaduto – spiega l’avvocato -. Attendiamo ancora le condoglianze del sindaco di Ardea. Le sue dichiarazioni fatte a caldo non corrispondo a verità, tanto che già ieri sera è stato ascoltato dagli inquirenti. Ho la sensazione che siano state rilasciate per allontanare da se tutte le responsabilità di quanto accaduto. Il sindaco non è stato in grado di tutelare due bambini che giocavano in strada”, spiega Ceci.

Ardea, killer uscito con guanti e pistola: ha sparato a chi aveva davanti

“Cinque minuti prima della sparatoria una pattuglia dei carabinieri di Marina di Ardea era andata a controllare che il mio assistito Domenico Fusinato stesse in casa a rispettare l’ordinanza di custodia ai domiciliari”, spiega ancora il legale.

“Il controllo dei carabinieri è avvenuto quando i due piccoli si trovavano già al campetto con le biciclette - aggiunge l’avvocato -. La madre era fuori ed ha sentito i colpi, pensava che fossero dei petardi o dei colpi di cacciatori. La donna ha poi capito cosa era avvenuto e ha cominciato ad urlare. A quel punto la stessa pattuglia che è tornata nel comprensorio allertata dalla centrale”.

“La madre- continua quindi il legale - è intervenuta pochi instanti dopo i colpi esplosi da Andrea Pignani. Ha trovato i figli in una pozza di sangue, ancora respiravano”.

“La famiglia aveva deciso di vivere in quel comprensorio perché era un posto tranquillo dove crescere i bambini – spiega l’avvocato -. Si erano trasferiti in quella casa da circa un anno e mezzo. Ho avuto modo di sentire i miei assistiti questa mattina, sono distrutti ma chiedono rispetto per questo dramma assurdo che stanno vivendo”.

Sarà affidato domani l’incarico per effettuare le autopsie sui due bambini uccisi ieri ad Ardea. L’esame autoptico si terrà presso l’istituto di medica legale del policlinico di Tor Vergata. Sulla strage avvenuta ieri la Procura di Velletri ha aperto una indagine per omicidio e a condurre le indagini sono i carabinieri che ieri, a quanto si apprende da fonti legali, hanno cominciato ad ascoltare testimoni.

L’indagine della Procura dovrà appurare perché Andrea Pignani avesse in casa la pistola del padre, morto lo scorso novembre. In base a quanto ricostruito, il killer è uscito di casa impugnando l’arma, ha camminato per circa quattrocento metri percorrendo la strada parallela all’abitazione dove vivevano di due bambini. Pignani ha quindi sparato verso un uomo che spingeva una carriola, che non è stato colpito, poi ha raggiunto i giardinetti dove ha sparato al più grande dei due bambini. L’uomo ha quindi sparato in testa al 74enne che era intervenuto per soccorrere il piccolo e poi ha sparato e ucciso l’altro bambino. L’uomo si è poi diretto a casa, a piedi, dove si è barricato.

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