Armi a Turchia, Stati Ue: "Forte impegno su export"

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Gli Stati membri dell'Ue "si impegnano a posizioni nazionali forti riguardo le loro esportazioni di armi verso la Turchia, sulla base delle disposizioni della posizione comune del 2008 sul controllo dell'esportazione di armi, inclusa una rigida applicazione del criterio 4 sulla stabilità regionale". Lo riportano le conclusioni del Consiglio Ue sulle operazioni militari della Turchia nel nord della Siria. L'Ue sottolinea anche "la decisione adottata da alcuni Stati membri di fermare immediatamente l'autorizzazione di esportazioni di armi in Turchia". 

Il criterio 4 citato dal Consiglio riguarda il "mantenimento della pace, della sicurezza e della stabilità regionali - si legge -. Gli Stati membri rifiutano licenze di esportazione qualora esista un rischio evidente che il destinatario previsto utilizzi la tecno­logia o le attrezzature militari da esportare a fini di aggressione contro un altro paese o per far valere con la forza una rivendi­cazione territoriale".  

"Nel valutare tali rischi - riporta ancora la posizione comune del 2008 - gli Stati membri tengono conto tra l’altro dell’esistenza o della probabilità̀ di un conflitto armato fra il Paese destinatario e un altro Paese; di una rivendicazione territoriale nei confronti di un Paese vicino che il Paese destinatario abbia in passato tentato o minacciato di far valere con la forza; della probabilità̀ che la tecnologia o l’attrezzatura militare sia usata per scopi diversi da quelli legittimi di sicurezza nazionale e difesa del Paese destinatario; della necessità di non pregiudicare in modo significativo la stabilità della regione". 

L'Alto Rappresentante dell'Ue per gli Affari Esteri Federica Mogherini definisce le conclusioni dell'Ue "molto chiare, credo". Per Mogherini contengono "un chiaro impegno degli Stati membri ad avere forti posizioni nazionali" sull'esportazione di armi, "sulla base della posizione comune" sul controllo dell'export di armamenti del 2008. "Il motivo per il quale" le misure sulle esportazioni di armi non vengono attuate sotto forma di un embargo "formale" a livello Ue, spiega ancora Mogherini, è anzitutto che così, con decisioni "a livello nazionale", la traduzione in pratica "è più veloce".  

Inoltre, "questa formula permette di rispettare la posizione comune", ottenendo lo stesso effetto di un embargo Ue, "ma senza mettere in questione la loro appartenenza alla Nato, nei casi in cui ne fanno parte". Le conclusioni del Consiglio sulla Siria settentrionale e sulle attività illegali di trivellazione al largo delle coste di Cipro "sono conclusioni pesanti", sottolinea infine la Mogherini, "e - aggiunge - ho motivo di ritenere che non passeranno inosservate, né in Turchia né altrove".