Armistizio fiscale

Pietro Salvatori

Quando scatta la domanda "ma allora c'è la possibilità di dichiarare il nero?" Giuseppe Conte ci gira attorno ma Matteo Salvini annuisce soddisfatto. E quando viene chiesto "ma allora il massimo condonabile arriva a 500mila euro?" Luigi Di Maio annuisce a fatica, alza gli occhi al cielo come per pensarci su, per poi quasi sussurrare il suo sì.

Sta qui il cuore di un lunghissimo sabato di passione per la maggioranza di governo. Convogliatasi a Palazzo Chigi per risolvere l'affaire decreto fiscale. E conclusa con quello che al massimo può essere definito un armistizio. Una fonte presente a palazzo nelle concitate ore pre e post Consiglio dei ministri spiega: "È tutt'altro che una pace fatta. Diciamo che ci hanno messo una pezza". Al punto che non è affatto escluso che domenica si tenga un altro vertice tutto politico tra i due leader.

Il buco da tappare nell'immediato è quello del decreto fiscale. Il capo politico 5 stelle deve cedere sul testo ideale che si era immaginato appena lunedì scorso. Ma sostanzialmente incassa una vittoria. Via lo scudo penale per chi evade, via la possibilità di far rientrare capitali dall'estero. Ottiene lo scalpo da sventolare a Italia 5 stelle, la festa del Movimento che si sta svolgendo in linea d'aria appena a un chilometro dall'ufficio del presidente del Consiglio.

Il segretario della Lega ha mostrato per tutta la giornata i muscoli. Fin dalla mattina. "Non c'è nessun bisogno di fare vertici politici", ha ribadito in pubblico. "Noi facciamo un passo indietro, ma dovranno pagare un prezzo salato", il ragionamento fatto i suoi. Ma che la volontà fosse quella di chiudere senza drammatizzare la situazione portandola sull'orlo della rottura lo si è capito a 11mila metri di quota. Quando ha preso insieme a Giancarlo Giorgetti un aereo in direzione Fiumicino. I due amici di vecchia data passano l'ora di volo a discutere di fatti personali, in un clima molto disteso. Non proprio l'umore di chi sa di andare alla guerra. "Io...

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