Arrestano e minacciano turista a Roma, a processo 4 poliziotti

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Roma, 28 nov. (askanews) - Segnala alla polizia che alcune persone stanno facendo il bagno nella fontana di piazza Navona e finisce in manette, senza un perché. E' quanto avvenuto la notte tra il 1 e 2 luglio del 2015 ad un giovane imprenditore italiano, residente negli Usa. Per questa storia la Procura ha chiesto ed ottenuto il giudizio per 4 agenti di polizia, del commissariato Trevi-Campomarzio, ed oggi davanti alla II sezione del tribunale collegiale di Roma il processo è entrato nel vivo con la testimonianza della parte offesa. Il reato contestato è quello previsto dall'articolo 608 del codice penale, "abuso di autorità contro arrestati o detenuti". "Ho avuto paura che tutto potesse finire dentro quella stazione di polizia - ha detto il manager, trattenendo a stento l'emozione - Uno diceva 'non ti preoccupare', poi arrivava un altro e si metteva i guanti, minacciandomi". Poi c'è uno che fa spogliare dei vestiti il giovane e lo perquisisce.

"Ero a Roma da pochi giorni - ha raccontato in aula - con un amico ci mettiamo d'accordo per vederci e poi andare a mangiare una pizza in centro. Dopo una passeggiata a Campo de' Fiori decidiamo di proseguire verso piazza Navona. Ad un certo punto notiamo un assembramento di persone, della confusione. Alcuni ragazzi si stanno facendo il bagno nella fontana, quella più vicina al Senato. Cerco così di richiamare l'attenzione di una macchina della polizia che sta passando". E' a quel punto che comincia l'incubo. "Non appena l'auto di servizio si ferma mi dicono di mostrare i documenti. Dico loro che sono altri quelli da controllare, quelli che fanno il bagno nella fontana. Un poliziotto mi chiede se ho bevuto o preso droghe. Poi mi spinge, prima con le mani e poi con il gomito. Mi sembra tutto assurdo, sono sotto schock".

In breve tutto precipita. "Un agente mi prende il braccio destro e cerca di mettere le manette. Non ci riescono e allora mi colpiscono con pugni dietro la schiena. Sono sdraiato sui sanpietrini di piazza Navona, ho il viso premuto a terra. L'amico che era con me viene scaraventato in macchina. Non riusciamo a dir nulla, siamo sballottati da una parte all'altra dell'abitacolo, io con le mani legate e frastornato". All'ingresso in commissariato il clima non cambia. "Saranno state l'1 o le due di notte. Nella grande stanza dove ci tengono non c'è nessuno. Non ci viene contestato nulla". Passano le ore nell'incertezza, senza poter contattare nessuno. "Ad un certo punto al mio amico viene permesso di andare via. A me invece mi portano in un comando lontano, vicino Fiumicino per il fotosegnalamento".

Nella tarda mattinata del 2 luglio 2015 il giovane imprenditore, padre di due bimbi e sposato in Usa, torna a casa. "La mia disperazione, quella notte, è che non potevo chiamare mia madre. Avvisare di quanto stava accadendo". Le foto fatte dall'amico con il cellulare, sia a piazza Navona che in commissariato, sono state prodotte agli atti. Negli scatti si vedono le ferite ai polsi, ma anche al viso ed alla gamba destra. "Sono tornato in Virginia, da mia moglie. Ho avuto paura per tanto tempo". La prossima udienza, per l'ascolto di altri testimoni, è stata fissata per il febbraio 2020.