Arrestati 15 appartenenti o contigui alla cosca Cordì di Locri

Cro/Ska

Roma, 22 ago. (askanews) - Nella notte i militari dei Comandi Provinciali Carabinieri e Guardia di Finanza, con il supporto in fase esecutiva dei Carabinieri dello Squadrone Eliportato "Cacciatori Calabria", hanno notificato l'ordinanza di custodia cautelare emessa dall'ufficio G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria a seguito di richiesta della locale Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal dott. Giovanni Bombardieri, nei confronti di 15 persone.

L'esecuzione dell'odierna misura costituisce il seguito delle operazioni "Riscatto" dei Carabinieri e "Mille e una notte" della Guardia di Finanza, eseguite il 2 agosto a conclusione delle indagini coordinate dal Procuratore Aggiunto Giuseppe Lombardo e dai Sostituti Procuratori Giovanni Calamita e Diego Capece Minutolo, che avevano permesso di ricostruire l'attuale operatività di gruppi criminali facenti capo alla storica cosca locrese dei Cordì, ai cui partecipi vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento seguito da incendio, illecita concorrenza con minaccia o violenza, trasferimento fraudolento di valori, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, con l'aggravante di aver agito per favorire gli interessi della 'ndrangheta nella sua articolazione territoriale nota come cosca Cordì.

I Carabinieri hanno inoltre proceduto al sequestro preventivo dell'attività commerciale denominata "Onoranze funebri e addobbi floreali fratelli Alì di Gianfranco Alì" di Locri, comprensivo dell'intero compendio aziendale, in seguito a indagini che hanno accertato una posizione dominante nell'ambito del settore di servizi funebri ed attività commerciali connesse all'area cimiteriale di Locri.

Le indagini, anche di natura tecnica, avviate dalla Guardia di Finanza, hanno permesso di ricostruire la struttura della locale della 'ndrangheta di Locri, riconducibile alla famiglia Cordì e di svelare un consistente controllo criminale del territorio esercitato mediante la propria forza intimidatrice da una fitta rete di associati ed affiliati.

Come emerso dall'attività tecnica di intercettazione, in particolare, Vincenzo Cordì rappresenta una figura carismatica in ambito locale; egli esercita il proprio potere mafioso seguendo i dettami della vecchia generazione dei boss calabresi e, attraverso il cd. controllo del territorio, garantisce ogni forma di protezione e viene spesso chiamato in causa per la "risoluzione di controversie" sia di natura personale, sia in ordine a ogni tipo di interesse di natura economica.

La disponibilità di armi in capo alla cosca, peraltro, è stata delineato dall'attività investigativa: il 31 dicembre 2016 sono stati avvistati Vincenzo Cordì ed i suoi figli i quali, in occasione dei festeggiamenti per l'inizio del nuovo anno, erano intenti a maneggiare armi da fuoco ed esplodere colpi all'indirizzo dei cassonetti dei rifiuti urbani e dei pali della pubblica illuminazione posizionati nei pressi della loro abitazione.