Arrestato a Napoli imprenditore fedelissimo del boss Zagaria -2-

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Roma, 20 ott. (askanews) - Il suo ruolo è stato anche quello di aiutare il boss nelle relazioni esterne: riceveva e inviava pizzini per suo conto e interagiva con gli altri componenti della famiglia Zagaria. In particolare, le indagini hanno ricostruito come l'imprenditore, fino al 2011, attraverso due aziende nel settore edile, idraulico, elettrico e della distribuzione del gas, è stato favorito nell'affidamento di commesse pubbliche e private, nell'intero agro aversano, per intercessione del suo capo, il boss Michele Zagaria.

L'arresto di Vincenzo Inquieto segue l'operazione del 12 aprile 2018 quando, in esecuzione di un'ordiannza di custodia cautelare, è stato arrestato, a Pitesti (Romania), Nicola Inquieto, fratello di Vincenzo, poi condannato in primo grado dal Tribunale di Napoli Nord a 16 anni di reclusione lo scorso maggio, per la partecipazione al clan Zagaria. In quel contesto, fu eseguito uno dei più importanti sequestri operati dalla magistratura italiana all'estero: oltre 400 appartamenti, tre società, tutti riconducibili a Michele Zagaria e gestiti, per suo conto, da Nicola Inquieto. Dopo l'arresto del fratello - tuttora in carcere in Italia, in regime di consegna temporanea da parte delle autorità romene - Vincenzo, che si era trasferito a Pitesti subito dopo la sua scarcerazione, era diventato il nuovo rappresentante della famiglia Inquieto nel territorio romeno, ormai sua dimora stabile, e tornava raramente in Italia.

Le attività di localizzazione condotte dalla Dia su delega della Dda di Napoli, hanno permesso di monitorare costantemente gli spostamenti dell'imprenditore aversano il quale, arrivato in Italia con un volo proveniente da Bucarest e atterrato a Capodichino, ha trovato ad accoglierlo gli agenti della Dia di Napoli i quali, con la collaborazione degli agenti della polizia di frontiera, dopo avergli notificato il provvedimento restrittivo emesso a suo carico, l'hanno portato nel carcere di Secondigliano. Contestualmente, è stato disposto dall'autorità giudiziaria partenopea il sequestro di un immobile di proprietà dell'imprenditore e fittiziamente intestato ad una persona deceduta.