Arrestato per corruzione, dirigente Asl si uccide in carcere

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Si è ucciso in carcere Sabatino Trotta, 55enne dirigente del Dipartimento di Salute Mentale della Asl di Pescara, arrestato ieri per aver pilotato un appalto della Asl di Pescara da oltre 11 milioni di euro. Il medico, nell'ambito di un'inchiesta dalla Procura di Pescara, era stato arrestato dalla Guardia di Finanza insieme a Domenico Mattucci, legale rappresentante della cooperativa sociale La Rondine di Lanciano (Ch), società del Consorzio Coop. Sociali Sgs, e alla coordinatrice della stessa cooperativa Luigia Dolce. Trotta era stato portato nel penitenziario di Vasto (Ch), dove si è tolto la vita nella notte, come conferma il procuratore capo di Vasto, Giampiero Di Florio. Ieri era stato definito dal pm di Pescara, Anna Rita Mantini, "soggetto chiaramente dirottatore dell'iter pubblico ordinario e regolare", sottolineando come "a beneficio dei più deboli si dovrebbero utilizzare e fare servizi migliori e non, come nel caso specifico, oggetto di mercimonio grave, illecito e reiterato". Era finito in prigione con le accuse di corruzione, istigazione alla corruzione e turbata libertà degli incanti.

"Sono scioccato, un fatto che mi ha profondamente turbato". Così, all'Adnkronos, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio commenta la notizia. "Ero già sconvolto ieri - afferma Marsilio -, dopo aver seguito la vicenda giudiziaria: il quadro accusatorio che la Procura ha fatto è durissimo. Oggi lo sgomento è maggiore, soprattutto sul piano umano. Ho conosciuto Trotta - rammenta - durante la campagna elettorale delle Regionali, poco più di due anni fa. Una persona di assoluto valore, etico e civile. A Natale 2018 ho partecipato ad una cena, da lui organizzata, per raccogliere fondi a scopo benefico. In quel frangente lui mi disse che gli sarebbe piaciuto candidarsi e fui ben contento visto il suo livello professionale e il prestigio sociale. Gestiva una onlus dando il cuore. Era accreditato, rispettato e benvoluto e, ieri, ho sperato che riuscisse a provare la propria estraneità ai fatti contestati dalla magistratura. Invece l'epilogo è stato drammatico e sconvolgente. Era il professionista che risolveva le situazioni quando un ragazzo voleva lanciarsi da un viadotto o quando qualcuno si barricava in casa minacciando di fare stragi".