Arresti Messina, "ex pentiti aspiravano a predominio"

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di Elvira Terranova  

Gli ex pentiti arrestati all'alba di oggi dalla Squadra mobile di Messina con l'accusa di avere ricostruito il clan mafioso hanno "esercitato un potere nefasto" e una "consistente soggezione". E' quanto scrive il gip del Tribunale di Messina che ha firmato le 14 misure cautelari tra cui i 5 ex collaboratori di giustizia finiti in carcere. Si tratta degli ex pentiti Nicola Galletta, Pasquale Pietropaolo, Salvatore Bonaffini, Gaetano Barbera. In cella anche Cosimo Maceli, factotum di Galletta e Vincenzo Barbera, fratello di Gaetano.  

Mafia, ricostruiscono clan a Messina: arrestati 5 ex pentiti  

"Le manifestazioni criminali della consorteria, emerse in modo inequivoco nella trattazione dei singoli episodi, l'aspirazione al predominio e il desiderio di realizzare il pieno controllo del territorio, che hanno rappresentato il comune denominatore sotteso alle azioni criminali, appaiono di estrema gravità e chiaramente rivelatrici di spiccata pericolosità sociale", scrive il gip nell'ordinanza. 

"Ciò considerato in ordine alla pervasività del sodalizio - dice il magistrato - L'esperienza giudiziaria insegna che il vincolo associativo di tipo mafioso si instaura sempre nella prospettiva di una permanenza a tempo indeterminato, sino a quando non si verifichino eventi concreti che ne determino lo scioglimento o che inducano il singolo alla dismissione del proprio ruolo associativo". 

"Nel caso di specie, a fronte di una evidente progettualità della congrega proiettata al futuro in quanto volta alla progressiva acquisizione di un sempre più radicato controllo sul territorio di riferimento con la conseguente erosione di spazi di sempre più ampia autonomia rispetto ai gruppi malavitosi preesistenti- non sono emerse circostanze esplicite, coerenti e univoche da cui trarre con certa valenza la volontà di interrompere l'esperienza criminale in atto", prosegue il gip di Messina. "Piuttosto, l'articolata strategia criminale, coinvolgente sia il fronte strettamente mafioso che quello relativo al traffico organizzato di sostanze stupefacenti, unitamente considerata con la sostanziale attualità delle contestazioni, induce a riconoscere piena concretezza al perdurare del pericolo di reiterazione di condotte analoghe a quelle in contestazione", aggiunge il gip. 

"Siffatto severo giudizio espresso per gli associati deve essere esteso anche a Giuseppe Cutè e Antonino Stracuzzi, indagati per reati aggravati per associazione mafiosa", dice "i quali, pur agendo al di fuori delle dinamiche associative, si sono fatti lecito, rispettivamente, di interagire con il sodalizio per ottenere protezione e, al contempo, agevolarne la penetrazione nel tessuto economico locale (Cutè) e per procacciarsi illecitamente un'arma di grosso calibro da destinare a scopi di sicuro allarme sociale (Stracuzzi)". 

Per il gip "Sussistono del pari gravi esigenze cautelari a carico di Brigandì Stellario, Bellissima Orazio, Alleruzzo Michele e Alleruzzo Alberto, i quali hanno contribuito in maniera determinante a garantire prosperità alla parallela associazione dedita al narcotraffico - il Bellissima, peraltro, agendo dal suo interno - assicurando, da una parte, il rifornimento stabile e continuativo di ingenti quantitativi di droga di varia natura, e, dall'altra, e la sua immediata e proficua collocazione sul mercato". 

"Particolarmente pregnante, in tale ambito, è, poi, il ruolo svolto da Angelo Arrigo, a sua volta a capo di un fiorente e autonomo traffico di sostanze stupefacenti, essendosi lo stesso avvalso dei suoi legami con l'organizzazione criminale oggetto di indagine sia per incrementare i propri affari illeciti, che per ricevere appoggio e difesa nei confronti di pericolosi antagonisti", dice il gip nell'ordinanza. 

"Ad aggravare il quadro appena delineato interviene per Galletta Nicola, Barbera Gaetano, Barbera Vincenzo, Bonaffini Salvatore, Pietropaolo Pasquale, Alleruzzo Alberto, Alleruzzo Michele, Brigandi Stellario. Maceli Cosimo, Cutè Giuseppe e Stracuzzi Antonino Ia considerazione dei gravi precedenti penali, per molti anche specifici, da cui risultano gravati, per Barbera Vincenzo la circostanza della commissione dei fatti di reato in contestazione in pendenza di misura di prevenzione speciale e per Bonaffini Salvatore e Barbera Gaetano le recenti condanne per detenzione di arma da fuoco clandestina". Quindi per il gip "si deve ritenere che nei loro confronti una adeguata tutela delle esigenze di cautela possa essere garantita unicamente dalla misura di massimo rigore".  

"L'inchiesta riunisce spunti investigativi che arrivano da più indagini e portano alla presenza di ex collaboratori di giustizia tornati sul territorio per riprendere il controllo delle attività criminali", dice il procuratore di Messina Maurizio de Lucia parlando dell'operazione condotta dal capo della Squadra mobile Antonio Sfameni. "Gli ex pentiti al tempo della loro collaborazione un contributo lo hanno dato il tema è cosa fanno dopo. La legge prevede anche di rivedere i benefici, un caso è Gaetano Barbera, la procura generale vedrà di fare una revisione. Il problema è che esaurita la collaborazione, questi soggetti ritornano sul territorio: bisogna riflettere sui limiti che si possono dare per evitarlo".