Arriva la Dichiarazione dei diritti di Internet

Stefania Leo

L'Italia dice la sua in materia di legge e internet.  Sul sito della Camera si può leggerela prima bozza della Dichiarazione dei diritti di Internet, elaborata da una commissione presieduta da Stefano Rodotà presentata a 28 delegati del parlamento europeo.

Il documento, composto da 14 punti esposti in meno di sei pagine, ha l'obiettivo è quello di disciplinare il far west virtuale e, prima di cambiare il codice penale, delineare alcuni indirizzi che tengano conto della complessità di Internet e delle azioni degli utenti, lecite e non. Dal 27 ottobre i cittadini potranno partecipare alla discussione per migliorare questa prima bozza attraverso il circuito Civi.ci. Ne parliamo con Antonino Polimeni, avvocato specializzato in diritto di internet , che ci spiega le principali innovazioni che verranno introdotte da questo documento.

La carta dei diritti della rete diventerà una vera e propria legge o è solo un documento d'indirizzo?

"Al momento la carta dei diritti della rete sarà solo un elenco di principi fondamentali che dovrebbero essere proposti in Europa durante il semestre italiano. Si tratta di principi che, per la maggior parte, già fanno parte della nostra Costituzione, e quindi già sarebbero applicabili alla rete, ma che chiediamo vengano posti alla base dei futuri provvedimenti legislativi in materia di Internet, anche e soprattutto negli altri paesi. Non sarà quindi una legge direttamente applicabile né sul nostro territorio ne tantomeno in Europa, ma solo una guida da seguire per l'elaborazione delle norme che interesseranno il Web in futuro".

Quali sono le novità più importanti contenute in questo documento e come cambieranno Internet e il nostro approccio a esso?

"Innanzitutto il principio fondamentale secondo il quale bisogna riconsiderare l'idea di confini tra nazioni quando si agisce sul Web.Il mondo di internet ha confini ben diversi rispetto al mondo reale. Tutto accade con velocità in un interscambio di comunicazioni beni prodotti e azioni che avvengono tra persone di paesi diversi.
Il commercio, la corrispondenza, o anche un reato come un furto d'identità personale digitale, avvengono a un livello superiore rispetto a quello terreno dove ci sono i confini. Il nostro legislatore ha quindi capito che creare delle norme per Internet che siano relative solo ad uno spazio territoriale limitato, sono del tutto inutili. Serve l'interazione tra le varie normative di tutti paesi del mondo.
Il secondo principio fondamentale che mi rende davvero soddisfatto del lavoro fatto dalla commissione parlamentare, è il riconoscimento della necessità dell'educazione a Internet. Proprio come l'educazione civica che facevamo noi a scuola adesso deve essere insegnata educazione stare su Internet. La gente deve capire che su Internet non è tutto concesso, non si è realmente anonimi, non si possono compiere azioni che non ci sogneremmo mai di porre in essere nel mondo reale. Internet è realtà vera e non virtuale.
Un altro principio che verrà sancito definitivamente dalla carta dei diritti di internet è il diritto all'oblio. In quest'ultimo periodo se ne é parlato molto, la giurisprudenza europea se ne è occupata stabilendo che ogni persona ha il diritto di veder cancellate dal Web notizie non più attuali è che non abbiano più alcun interesse pubblico.
Tra i principi fondamentali verrà inserito anche il diritto all'anonimato per quei cittadini che vivono in paesi dove non è assicurata la libertà di pensiero personale. Questo è un punto molto delicato: l'anonimato su Internet è il vero problema di Internet e può esistere solo ed esclusivamente in quei paesi. L'anonimato è proprio l'aspetto che l'educazione ad internet deve combattere".

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Dopo cinque anni di lavoro, in Brasile è stato approvato il Marco Civil, una prima carta dei diritti online. Quali sono le principali differenze con il documento presentato dall'Italia?

"Per quanto riguarda il Marco Civil brasiliano, le differenze con la Dichiarazione dei Diritti di Internet saranno enormi. La carta dei diritti brasiliana è una vera e propria legge che entra nel dettaglio delle fattispecie che possono accadere durante la vita dell'utente su Internet. Entrando nel dettaglio e stabilendo norme ben precise. Si tratta di un testo rivoluzionario che per la prima volta regola ogni aspetto delle interazioni su Internet tra persone e società".

Si parla di spionaggio di massa: quali sono i metodi usati e le salvaguardie proposte dalla carta dei diritti?

"Quanto lo spionaggio di massa, ti rispondo adesso collegandolo alla carta brasiliana, poiché proprio il governo brasiliano ha stabilito con leggi ben precise che nessuno può spiare le comunicazioni tra utenti, proprio in contrapposizione con la normativa statunitense e in generale occidentale, che prevede la possibilità che l'autorità pubblica possa utilizzare anche questi metodi.  L'equilibrio tra sicurezza e privacy è l'aspetto più difficile da normalizzare".

Secondo Rodotà questa carta avrà tre obiettivi: garantire la tutela della sfera privata in un ambiente pubblico, salvaguardare la partecipazione democratica offerta da Internet e garantire il rapporto con la libertà economica. Quali sono le armi legistaltiva che si possono mettere in pratica per perseguire questi obiettivi? Qual è quello più urgente almeno in Italia?

"Ritengo che in Italia sia necessario un forte intervento per adeguare la normativa del Web a quella classica. Oggi ci sono molte azioni che se compiute sul web non sono punite allo stesso modo che se compiute su altri metodi di comunicazione più classici. L'Italia non è pronta per la partecipazione democratica tramite Internet.
È necessaria, come giustamente stabilito dalla Dichiarazione dei Diritti di Internet, una educazione all'Internet. Quello che più mi preoccupa fra gli aspetti dichiarati come obiettivi da Rodotà è l'assoluta mancanza di tutela della sfera privata sul web. Ma anche questo, fa parte di questa importantissima educazione all'Internet che viene proposta in questi giorni. Non è sempre e solo colpa delle grandi piattaforme e dei grandi colossi del web se l'utente non ha privacy. Molto spesso la colpa è anche dell'utente stesso che non conosce e non sa tutelarsi come dovrebbe".