Arrivano a scuola “non cognitive skills” per crescita bimbi

Image from askanews web site
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Roma, 7 mag. (askanews) - Dalla Sardegna, parte un progetto pilota che propone un percorso educativo che valorizza le esperienze facilitanti l'emergere della personalità del bambino fin dalla prima infanzia. "Dal punto di vista pedagogico - spiega Paola Appeddu, dirigente scolastica della 'Marta Mameli' di Sassari - siamo convinti che lavorando su quelle che vengono definite non cognitive skills, soft skills o character skills, partendo dalla prima infanzia e per tutto il ciclo scolastico dello studente, si ottengono risultati importanti nelle performance non solo formative, ma anche per affrontare il mondo del lavoro con l'atteggiamento e le abilità adeguate. Queste competenze non cognitive e trasversali, come la creatività, la capacità di relazionarsi, il problem solving, l'equilibrio emotivo, la coscienziosità, l'amicalità, si sviluppano e fanno riferimento a un percorso educativo che il sistema scolastico ha come dimenticato. Oggi la scuola istruisce, e da noi anche male, ma non educa cioè non guarda il ragazzo nella sua totalità, non lo aiuta a crescere come persona. Come dice qualcuno, formiamo impiegati in un tempo in cui c'è sempre più bisogno di innovare, di intraprendere nuove strade, in ogni settore. Il risultato di questo processo virtuoso ha dunque conseguenze importanti: favorisce l'espressione delle inclinazioni e delle potenzialità individuali, promuove lo spirito critico, sviluppa una maggiore autostima, autonomia, indipendenza e originalità, crea forme di collaborazione e aggregazione capaci di abbattere barriere come alternativa al mondo digitale che tanto sta influendo sulla socialità e apprendimento dei ragazzi. Per realizzare questi percorsi è fondamentale condividerli con la scuola, l'università, le istituzioni e il mondo economico, proporre forme di dialogo tra adulti e ragazzi e sostenere i genitori nel faticoso cammino educativo. Non si educa un ragazzo senza un 'villaggio', una rete che sostenga tutti i soggetti in gioco. Un lavoro non facile di fronte ad una emergenza educativa di cui non si parla abbastanza e si fa ancora meno. Un'emergenza che evidenzia, nei dati, lo storico divario fra Nord e Sud del Paese. Un divario, oggi inaccettabile, che non ha trovato ancora percorsi e soluzioni tali da contrastare la complessità e la varietà di fenomeni, spesso di una gravità inaudita, che stanno coinvolgendo le fasce più giovani della società". "Per contrastare questa deriva pericolosa, emerge sempre più chiara -afferma la Appeddu- la necessità di ripartire dalla scuola coinvolgendo la famiglia e la società civile". Nonostante i dati allarmanti che non riguardano solo il centro- sud della nostra penisola, spiega ancora la Appeddu, solo recentemente è stato approvato un disegno di legge che introduce all'interno della scuola statale programmi formativi che sviluppino le "non cognitive skills", riconoscendo per la prima volta un grande gap, da parte, delle istituzioni, che ormai contraddistingue la scuola italiana, cioè la di una esperienza educativa, totalmente delegata alla famiglia. Sarà un cambiamento lungo e faticoso anche perché il nostro sistema scolastico non prevede l'obbligo della formazione degli insegnanti spesso resistenti a ogni forma di cambiamento della didattica.

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