**Arte: è morta Deanna Frosini, la pittrice iperrealista del Psi**

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Roma, 15 mag. – (Adnkronos) – La pittrice Deanna Milvia Frosini, ritrattista dei primi presidenti della Repubblica italiana e di numerose opere narranti la storia e i principali protagonisti del movimento socialista italiano, è morta all'età di 81 anni in una casa di riposo di Roma. Nel 2009 la Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva concesso all'artista l'assegno straordinario vitalizio previsto dalla cosiddetta 'legge Bacchelli'.

Era nata il 2 febbraio 1940 a Pistoia ma dall'età di 20 anni abitava a Roma. Pittrice figurativa, connotata da un tratto iperrealista, Deanna Frosini è stata l'artista che ha eseguito, tra il 1987 e 1989, i ritratti dei primi presidenti della Repubblica esposti a Palazzo Chigi. Al tempo stesso è stata l'autrice delle tele iperrealiste che adornavano la Sala Nenni della sede nazionale del Psi in via del Corso a Roma, che narravano la storia e i principali protagonisti del movimento socialista italiano. Realizzò anche un ritratto di Bettino Craxi, a cui il leader socialista era molto affezionato e portò con sè nell'esilio tunisino ad Hammamet. Con Craxi, Frosini ebbe un lungo rapporto di amicizia e collaborazione.

Deanna Frosini è stata per due decenni, tra gli anni Cinquanta e Settanta, una delle protagoniste della vita culturale e artistica romana, frequentando nomi illustri dell'intellighenzia di sinistra, come Alberto Moravia, Dacia Maraini, Dario Bellezza, Pier Paolo Pasolini. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti da parte della critica e la sua opera è stata descritta anche dallo scrittore Raffaele La Capria e l'architetto Paolo Portoghesi. Con la scrittrice Dacia Maraini, Frosini ha collaborato all'allestimento di alcuni spettacoli teatrali, una carriera che aveva avviato con Pasolini. Al cinema è stata scenografa per i registi Francesco Maselli (''Lettera a un giornale della sera'', 1970), Paolo e Vittorio Taviani (''Sotto il segno dello scorpione'', 1969), Marco Ferreri (''Il seme dell'uomo'', 1969) e Miklos Jancso (''Vizi privati, pubbliche virtu''', 1976).

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