Arte, Settis presenta il suo nuovo libro: Raffaello tra gli sterpi

Image from askanews web site
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Roma, 22 giu. (askanews) - "Anche una lettera non spedita può lasciare il segno". Anzi, forse proprio grazie a questo e al mistero che la ha a lungo circondata il segno è stato di quelli indelebili. Specie se poi, come dice uno degli autori del libro, a pensarne il contenuto "è stato un artista supremo come Raffaello e a trovarne e affinarne le parole un letterato di gran rango come Baldassarre Castiglione".

La lettera è stata convenzionalmente denominata Lettera a Leone X, ma quel papa, il primo della famiglia Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, cresciuto respirando arte, uomo coltissimo e per il quale Raffaello lavorava a Roma, non la ha mai ricevuta sebbene ne fosse il destinatario. L'accorato appello che l'autore o gli autori, gli rivolgono con "implicita autorità intellettuale", di salvaguardare l'antica Roma perché sia di ispirazione al presente e al futuro, il Papa, invitato tra l'altro a distinguersi rispetto ai comportamenti sconsiderati dei sui predecessori che invece avevano permesso che gli edifici di Roma antica fossero trattati come cave, non lo ha mai letto.

La celebre lettera, tra i testi più citati del Cinquecento, assurta al rango di "statuto iconico" è il tema del nuovo libro "Raffaello tra gli sterpi. Le rovine di Roma e le origini della tutela" scritto dall'archeologo e storico dell'arte Salvatore Settis e da Giulia Ammannati, docente di paleografia latina alla Normale di Pisa, alla quale si deve la ricerca intorno alle due versioni della Lettera, quella autografa di Baldassare Castiglione e quella del manoscritto di Monaco, in cui la presenza di Raffaello è molto intensa e di cui viene offerta una visione sinottica nel libro.

Il libro, edito da Skira, è stato presentato ieri dai due autori presso le Scuderie del Quirinale, teatro già della mostra dedicata al grande maestro di Urbino del 2020 e per la quale lo stesso Settis aveva preparato un opuscolo distribuito gratuitamente ai visitatori. Il libro si colloca, ha spiegato Settis, come una continuazione di quel lavoro e soprattutto nasce da una "insoddisfazione": quella di restituire a Raffaello tutto quanto gli è dovuto nella consapevolezza che l'artista aveva della necessità di salvaguardare il patrimonio antico proprio mentre il Papa chiedeva di fare incetta di marmi dagli edifici romani per costruire la nuova San Pietro il più velocemente possibile.

La lettera con la sua capacità di blandire Leone X, ha spiegato Settis va lettera come una forma di protesta di Raffaello che proprio con il suo "strisciare tra gli sterpi" delle rovine di Roma antica acquisiva sempre maggiore consapevolezza della loro decadenza e della loro grandezza. Quindi "come si fa con i potenti", ha puntualizzato Settis senza trascurare il riferimento al presente, Raffaello pensa di opporsi a Leone X cercando di lusingarlo. La morte prematura dell'artista causò evidentemente l'incompiutezza del progetto degli amici Baldassarre e Raffaello probabilmente destinato alle stampe. E come spiegato da Ammannati, il manoscritto di Maonaco dà conto di una fase intermedia del lavoro che Raffaello, se non fosse scomparso avrebbe fatto vedere all'autore del Cortegiano.

Dal libro escono illuminati lo scenario culturale della Roma di Leone X, lo sguardo di Raffaello su Roma antica, il suo rapporto con Castiglione, l'audace progetto che prese forma negli ultimi mesi di vita dell'artista, e infine l'eredità intellettuale che questa lettera non spedita lasciò alle generazioni successive, e fino a noi.

"Perché proprio Raffaello - scrive Settis - comprese per primo che il retaggio del passato per essere anche seme e lievito del futuro, richiede di essere non solo puntualmente conservato ma operativamente inventariato, misurato, studiato, compreso nel suo farsi e disfarsi. Da quella sua lezione abbiamo ancora molto da imparare".

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