Arto Lindsay: la cultura genera confusione che porta a nuove idee

Milano, 17 dic. (askanews) - Arto Lindsay è uno dei protagonisti della scena musicale contemporanea, con i suoi suoni che attraversano culture e tradizioni diverse e una profonda attitudine performativa. Così non è strano incontrarlo in Pirelli HangarBicocca, dove ha presentato il progetto "We are close to the window", in relazione alla nostra di Daniel Steegmann Mangrané, attualmente in corso nello spazio milanese. Lo abbiamo incontrato e abbiamo parlato con lui di cosa rappresenti oggi l'arte.

"Credo - ci ha risposto - possa essere interessante pensare che la funzione dell'arte sta cambiando. Nel XX Secolo l'arte riguardava gli individui che rompevano dei vincoli, superavano le vecchie convenzioni. Ora però sembra che tutto sia più autoriferito e che l'arte sia diventata un fenomeno social, che riguarda persone che realizzano cose insieme, che lavorano in gruppo. Credo che le cose stiano cambiando nel mondo dell'arte".

Un cambiamento nel quale l'elemento sonoro gioca un ruolo sempre più rilevante, anche per il fatto che spesso la musica ha la capacità di sottolineare la dimensione dell'esserci, quel concetto filosofico che i grandi tedeschi hanno definito il "dasein".

"La musica - ha osservato Lindsay - ha una duplice funzione: incoraggia il dasein, ma anche il sognare e viaggiare con la mente, come molti hanno raccontato. Io penso che una delle cose migliori della musica è che ti fa sentire di più nel tuo corpo, ma può anche portarti fuori di te".

E fuori di noi c'è il grande mondo, che il musicista americano, che ha lungo ha vissuto in Brasile, porta nel proprio lavoro sotto forma di influenze sonore, spesso mutuate dalle culture tropicali. E, anche qui, è quasi inevitabile citare i Tristi Tropici dell'antropologo francese Claude Lévi-Strauss.

"Lévi-Strauss - ci ha fatto notare Arto - aveva un'idea europea dei Tropici e tralasciava di notare che i Tropici sono tristi perché sono stati devastati dall'Occidente, ha dimenticato di sottolineare questo aspetto".

Tra un ragionamento filosofico e l'altro, poi, si finisce comunque con il parlare del pianeta e del cambiamento climatico e di cosa la cultura può fare per aiutarci a pensare dei modi per non scivolare direttamente nel baratro.

"La cultura - ha concluso Arto Lindsay - può aiutarci a cambiare l'atteggiamento delle persone verso il pianeta. Forse non in modo didattico; la cultura può avere un funzione diversa rispetto all'attivismo, ma io penso che si possa ridurre la cultura ad attivismo perché abbiamo bisogno di generare un po' di confusione per poter arrivare a delle nuove idee".