Artrite reumatoide, 400mila malati in Italia. 75% sono donne

Mpd

Roma, 25 set. (askanews) - L'Artrite Reumatoide conta 400mila pazienti solo in Italia, il 75% donne: la capacità lavorativa viene intaccata nel giro di 5 anni dall'insorgenza della malattia, con un calo del 33% già dal primo anno, fino ad arrivare ad una perdita del 50% in 10 anni; 39 giorni lavorativi persi in media in un anno da ogni paziente e circa 11mila euro l'anno la perdita stimata in media per paziente dovuta a ritardi al lavoro, permessi, presenteismo. Se ne è parlato a Roma nel Convegno 'Artrite Reumatoide: migliorare le aspettative, insieme è possibile' in cui sono stati messi a fuoco gli strumenti per migliorare la vita dei pazienti e le ricadute di una patologia invalidante.

"E' fondamentale un percorso diagnostico terapeutico per il malato reumatico, che abbia 3 principi fondamentali: diagnosi precoce e tempestiva, presa in carico e cure adeguate e mirate con l'obiettivo di un miglioramento della qualità della vita", ha spiegato la Presidente di ANMAR, Silvia Tonolo, sottolinenado come "nove pazienti su dieci affermino che la malattia è impattante negativamente sulla propria vita e 5 su 10 ritengano di sentirsi esclusi dalla società". Sintomi come fatica e dolore continuano ad essere i maggiori ostacoli dei pazienti sul luogo di lavoro, anche se la malattia impatta praticamente in tutte le attività quotidiane, a partire dalle cure personali. Sino a pochi anni fa tra il 32 e il 50% dei pazienti perdeva il lavoro entro dieci anni dalla diagnosi. Le terapie più recenti disponibili sono invece in grado di migliorare la capacità lavorativa, di diminuire il dolore e raggiungere l'obiettivo della remissione. "Da circa 20 anni i malati reumatici e i reumatologi stanno vivendo un momento eccezionale e pieno di speranze anche per il futuro - ha spiegato Mauro Galeazzi Docente di Reumatologia all'Università di Siena - dopo 100 anni di terapie, per lo più chieste in prestito da altre discipline, quasi sempre inefficaci e spesso pericolose per la salute, sono arrivati i farmaci biotecnologici che hanno cambiato non solo la storia naturale della artrite reumatoide. Infatti diagnosi precoce, terapia tempestiva e misurata sul paziente con obiettivo la remissione, prevenzione della disabilità e quindi della cronicità nella invalidità, sono obiettivi raggiungibili nell'artrite reumatoide e in tutte le malattie croniche infiammatorie. Purtroppo L'Italia è ancora terzultima in Europa nella prescrizione di farmaci biologici, seconda soltanto a Grecia e Portogallo".

Tuttavia, per raggiungere questi obiettivi c'è bisogno di organizzazione e, in questo senso, la rete territoriale assistenziale integrata, che mette funzionalmente insieme strutture di primo, secondo e terzo livello, e i PDTA rappresentano gli strumenti più idonei. "Ove questo tipo di organizzazione sia stato attuato, il consultivo dell'utilizzo dei farmaci biotecnologici è stato straordinario sia sul piano dei risultati clinici che su quello del risparmio economico", ha chiarito Galeazzi: "remissioni sempre più numerose e durature nel tempo della malattia, impedimento della comparsa del danno articolare o blocco della sua progressione, riduzione della disabilità e della cronica invalidità, abbattimento dei costi indiretti legati alla disabilità, riduzione del numero e durata dei ricoveri, miglioramento della qualità della vita con riduzione del numero delle giornate lavorative perse".

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