"Asintomatici? Contagio raro", esperti divisi

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"Gli studi complessivi sulla trasmissione da soggetti asintomatici sono difficili da condurre, le prove disponibili grazie al contact tracing e riportate dagli stati membri suggeriscono che i soggetti infettati e asintomatici abbiano meno probabilità di diffondere il virus rispetto a quelli che hanno sviluppato sintomi". Ad affermarlo Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per il coronavirus dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Parole sulle quali Maria Van Kerkhove è tornata per fare chiarezza e che non hanno lasciato indifferenti gli esperti che la pensano in modo diverso tra di loro. 

Il virologo italiano Andrea Crisanti pensa "sia una stupidaggine". E all'Adnkronos Salute dice: "Gli asintomatici trasmettono e basta, questa è la realtà". 

Per stabilire l'eventuale trasmissibilità del coronavirus da parte di persone asintomatiche o presintomatiche (che svilupperanno i sintomi successivamente) "mancano ancora prova scientifiche", spiega Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani di Roma: "I dati sono ancora limitati, non c'è certezza sulle modalità di trasmissione. Servono studi di lunga durata per avere evidenze incontestabili".  

"Quello che è stato detto da Maria è corretto: il contributo degli asintomatici è molto limitato. E vediamo anche che, nel momento in cui esaminiamo i presunti asintomatici, scopriamo che non erano tali, ma piuttosto paucisintomatici". A sottolinearlo all'Adnkronos Salute Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Insomma, i veri asintomatici "non sono molti. Fatti 100 i contagi, per avere un'idea diciamo che 95 sono causati da soggetti con sintomi clinici evidenti, 4 da casi con pochi sintomi e 1 da asintomatici". "In una situazione di forte trasmissione - continua l'esperto - badiamo a sterilizzare le fonti più importanti di contagio, dove la trasmissione si abbatte vediamo il dettaglio". Il fatto è, riflette Guerra, che restano ancora molte domande aperte su questo che è un virus nuovo. "Penso ai bambini: sappiamo che possono essere contagiati e contagiare, ma è ancora tutto da vedere quanto siano contagiosi. Non a caso i Nih (National Institutes of Health) americani hanno annunciato una ricerca mirata". Insomma, per Guerra "quello degli asintomatici è un tema relativamente limitato. Ma sappiamo che in una comunità il virus può circolare perché condotto da soggetti paucisintomatici e asintomatici. Dunque la sorveglianza è fondamentale: tracciamento, distanziamento, lavaggio delle mani restano elementi cruciali", conclude l'esperto.  

A pensarla in sostanza come Maria Van Kerkhove è Donald Yealy, direttore della Medicina d'Urgenza della University of Pittsburgh Medical Center (Upmc). "Il rischio di contagiarsi con il nuovo coronavirus da qualcuno che non sa nemmeno di avere l'infezione, nelle nostre comunità, è molto piccolo", afferma l'esperto secondo il quale inoltre, anche se non sono chiari i motivi, la prevalenza e la gravità di Covid-19 sembrano essere diminuite. Probabilmente questo è avvenuto per un'interazione di elementi tra cui il tempo, possibili cambiamenti genetici nel virus, persone che stanno più attente e migliori decisioni e trattamenti medici. Sta di fatto che, secondo Yealy, sempre meno persone risultano positive e coloro che lo sono si ammalano in una forma non grave. "Tutti i segnali che abbiamo a disposizione in questo momento mostrano che questo virus è meno diffuso di quanto non fosse settimane fa", ha detto Yealy aggiungendo: "E tra le persone che risultano positive, la quantità totale di virus che il paziente ha è molto inferiore rispetto alle prime fasi della pandemia".