Aspettando Sanremo, Francesca Michielin ci racconta il suo make up (e non solo)

Di Michela Motta
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Letizia Ragno
Photo credit: Letizia Ragno

From ELLE

Francesca Michielin, 26 anni il 25 febbraio, è in partenza per Sanremo. Per la cantante sarà la quarta volta sul palco dell'Ariston (dal 2 al 6 marzo): nel 2012 ospite di Chiara Civello in gara tra i giovani, nel 2016 secondo posto con Nessun grado di separazione, l'anno scorso chiamata da Levante per la serata dei duetti, mentre quest'anno in gara con Fedez con il brano Chiamami per nome. Mentre dietro le quinte, a occuparsi del make up, ci saranno i cosmetici green di Yves Rocher.

Francesca, che cosa vedremo sul palco del Festival?

Quello che non ho mai fatto in dieci anni, ma non posso aggiungere altro. Sono felicissima anche di ciò che stiamo realizzando per il look: sarà pazzesco, qualcosa che pensavo di poter solo sognare, sono molto emozionata. Vestiti e trucco devono essere al servizio del messaggio, si fa tendenza solo quando si riesce a esprimersi al meglio.

Livello attuale di stress?

Alto. Ho grossi problemi a gestire l’ansia, ho capito che l'unica cosa da fare è imparare ad "abitarla", ascoltandosi molto. E poi metto in campo il pragmatismo: studio e ristudio il pezzo, e faccio il fiato andando a correre tutti i giorni.

Almeno non sarà sola in questa avventura.

Esatto. Mi piaceva l’idea di fare qualcosa di diverso perché il Festival del 2016 è stato troppo bello, impossibile da replicare. Approfitto di Sanremo per raccontare il progetto di collettività dell’ultimo disco di collaborazioni e contaminazioni.

Feat (fuori dagli spazi) esce durante il Festival. Un titolo che di questi tempi vuol dire tante cose.

Vuole essere l'augurio di uscire il prima possibile da questa situazione e rimanda al concetto di sperimentare, osare e cimentarsi in stili eterogenei, come ho fatto io collaborando con tanti artisti. Ma riprende anche la raccomandazione a scuola: "Colora negli spazi".

E lei lo faceva?

Non solo uscivo dai margini ma usavo anche colori non richiesti. E nei temi mettevo quattro puntini di sospensione anziché tre: mi ritrovavo i fogli pieni di X rosse.

A proposito di spazi, che cosa le manca di più in questo periodo di distanziamento sociale?

Soprattutto i concerti, non ce la faccio più a lavorare così, "da remoto". Mi manca il cinema, avevo l'abbonamento, ci andavo due o tre volte a settimana. Era un momento tutto mio, quasi spirituale, senza telefono, avvolta in suoni e immagini. E, poi, non vedo l'ora che i miei nonni vengano vaccinati per poterli rivedere. Sto trattenendo il respiro...

Qualche lato positivo della nuova normalità?

A marzo scorso ho ripreso a studiare, sto finendo il conservatorio, lavorando facevo fatica. È stato molto gratificante anche riapprocciarmi a una vita a contatto con la natura, con ritmi più lenti.

Ha dedicato più tempo anche alla cura di sé?

Mi sono ripromessa di vestirmi e truccarmi sempre, anche quando sono in casa, mi piace e fa bene al morale. In questo periodo la mia passione per il make up è aumentata, ho avuto tempo di sperimentare e divertirmi. Mi trucco quasi sempre da sola, soprattutto in tour, dove si può spingere con colori forti e glitter.

Ricorda la prima volta che si è truccata?

Ho la sensazione di aver iniziato tardi, non c’erano né Instagram né selfie. Ero una punkettona, mettevo tanto kajal nero.

Che cosa le piace di più di Yves Rocher?

Collaboro con loro da un anno, sono felice perché i trucchi sono di qualità e mi fanno sentire valorizzata, non modificata. Mi piace che le formule siano vegetali, per me è importante che moda e bellezza siano sostenibili. Non si può prescindere dal rispetto dell'ambiente.

La sua generazione è particolarmente attiva sui temi dell'ecologia, quali sono le sue scelte green?

Essere idealisti e combattivi è tipico dei ventenni di tutte le epoche, e ancor di più di questa: il mondo ha i minuti contati. Sto diventando vegetariana, frequento negozi vintage perché credo nel riuso, cerco di ridurre l'utilizzo della plastica: in tour voglio che tutto lo staff beva dalle borracce. Ho scelto Yves Rocher perché è ecosostenibile.

Nel giorno del suo compleanno è partito anche il suo podcast Maschiacci - per cosa lottano le donne oggi.

Nasce proprio dalla domanda: "per che cosa stiamo lottando? Ogni puntata avrà ospiti che portano la propria esperienza. Si parte con la body positivity e Matilda De Angelis, poi tratteremo tabù come le mestruazioni, il lessico poco inclusivo, la violenza di genere.

Anche lei si racconterà?

Certo, mi sento bene con il mio corpo solo da un paio d’anni, forse meno. Ma la consapevolezza è passata attraverso la comprensione di come amarmi. A vent'anni ero un po' in sovrappeso e sono capitata dal medico sbagliato: mi allenavo in palestra due ore e mezzo ogni giorno e seguivo una dieta iperproteica che mi ha distrutta. Vivevo male nel mio corpo stressato. Così, ho azzerato tutto per ripartire da ciò che mi faceva sentire bene. Mi hanno aiutato molto anche una nuova coscienza femminile collettiva e gli esempi di donne coraggiose che non hanno avuto paura di mostrare le loro imperfezioni.

Photo credit: Courtesy Yves Rocher
Photo credit: Courtesy Yves Rocher
Photo credit: Courtesy Yves Rocher
Photo credit: Courtesy Yves Rocher