Aspiranti poliziotti esclusi dal concorso: “Salvini non ci ha mai ascoltato”

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“Ci sentiamo trattati come merce scaduta, come vecchie scarpe rotte, come perdenti e falliti che per lo Stato non sono abbastanza”. Così si definiscono gli aspiranti poliziotti esclusi dal concorso 1148 della Polizia di Stato nella lettera aperta a Giuseppe Conte e a tutti i membri del governo. Sono 455 gli “idonei con riserva” che, a due anni dall’inizio delle selezioni per essere ammessi al corso di formazione per futuri agenti, sono stati estromessi dalla graduatoria sulla base delle novità introdotte dall’emendamento 11.17 al decreto Semplificazione su proposta del gruppo Lega al Senato. A nulla è servito il ricorso al Tar del Lazio, che li ha ammessi alle prove finali, così come gli appelli all’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Uno dei candidati, Luca Bottoni, intervistato da Notizie.it, ha ripercorso per l’Odissea degli aspiranti poliziotti: “Siamo costretti a combattere lo Stato che vorremmo servire”.

Intervista a Luca Bottoni

Il concorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 maggio 2017. Cosa prevedeva il regolamento?

All’epoca i requisiti di accesso prevedevano che i candidati fossero di età compresa tra i 18 e i 30 anni (non compiuti) che fossero in possesso della licenza media. A quel concorso si sono iscritte migliaia di persone. Tra agosto e settembre 2017 abbiamo sostenuto le prove scritte, che consistevano in una serie di domande di cultura generale. In base al punteggio raggiunto nel test, nell’ottobre 2017 è stata stilata una graduatoria di idonei alla prova scritta, che hanno ottenuto un punteggio uguale o superiore a 6 su 10. Nel novembre 2018 è stata fatta scorrere la graduatoria degli idonei non vincitori.

Pochi mesi dopo, nel gennaio 2019, il gruppo Lega in Senato ha presentato un emendamento al dl Semplificazione riguardante il vostro concorso. Cos’è cambiato con la sua approvazione?

L’emendamento è stato approvato sia al Senato che alla Camera ed è diventato legge. Il nuovo regolamento estromette dalla graduatoria tutti coloro che il 1 gennaio 2019 avevano già compiuto il 26esimo anno di età e che non in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado. Abbiamo subito protestato e fatto notare che questo avrebbe penalizzato un’intera generazione di persone che vogliono tentare di diventare agenti di polizia, attraverso l’unico concorso indetto negli ultimi 21 anni. Abbiamo anche presentato ricorso al Tar del Lazio, che in via cautelare ha accettato di ammetterci alle prove fisiche.

Quindi avete sostenuto anche le ultime prove di selezione?

Sì, ma la mail di convocazione ci è stata recapitata con soli cinque giorni di anticipo, mentre gli altri candidati hanno avuto diversi mesi per preparare tutta la documentazione necessaria. A fine agosto è stata pubblicata la graduatoria finale. Noi, essendo andati a fare le visite come tutti gli altri, eravamo fiduciosi. Quando abbiamo scoperto come stavano le cose, siamo tornati dagli avvocati. Ora dobbiamo combattere quello stesso Stato che invece vorremmo servire.

Vi siete rivolti anche ai sindacati?

Sì, il 2 ottobre abbiamo incontrato gli esponenti di diverse sigle sindacali. Da parte loro c’è stato grande interesse. Noi abbiamo voluto chiarire che siamo mossi da vera passione e non – come hanno detto alcuni – dall’aspettativa di un posto fisso. Siamo tutti ragazzi di 27-28 anni, lavoriamo e abbiamo già impegni: non è questo che ci spinge.

Come intendete procedere?

Dal punto di vista giudiziario, è in corso il processo cautelare in fase collegiale. Se sarà necessario, arriveremo davanti alla Corte Costituzionale. Una situazione che potrebbe invece essere risolta entro l’anno dalla politica, semplicemente sciogliendo la riserva.

Lettera aperta a Conte

Avete scritto una lettera aperta a Conte e al governo. Avete ricevuto risposta?

Al momento no, però nessuna risposta è meglio di una risposta negativa. Stiamo facendo tutto questo perché miriamo a una risoluzione politica della questione. Siamo consapevoli che ormai non possiamo essere integrati con i ragazzi che hanno già cominciato il corso di formazione. Ma è stato palesemente leso un nostro diritto. Tra noi ci sono persone con punteggi di 9.5 costrette a stare a casa, mentre al corso sono stati ammessi candidati con punteggi inferiori che tra pochi mesi saranno poliziotti.

L’indifferenza di Salvini

Quando l’emendamento è stato approvato, Matteo Salvini era ministro dell’Interno e ha più volte vantato un forte legame con i membri del corpo di Polizia. L’emendamento 11.17, però, è stato avanzato proprio dal senatore leghista Luigi Agussori. Vi siete appellati al l’ex vicepremier o ad altri membri della Lega?

Ovviamente abbiamo tentato di contattarlo. Ma, mentre adesso ci sono al governo persone [il Pd, ndr] che sono scese in piazza con noi e ci hanno sostenuto in questa battaglia, con il primo governo Conte era impossibile, c’era una totale chiusura. In alcune occasioni abbiamo cercato un dialogo con Salvini, fingendo di voler scattare una foto insieme a lui e approfittandone per chiedere un chiarimento sulla nostra situazione. Il ministro, però, si è sempre limitato a dire che ci stava lavorando e che non poteva assicurare niente. Ha fatto un “copia-incolla” di queste parole per mesi e mesi. Salvini non ha idea del dramma umano che ha creato.