Ass.21 Luglio: a Roma su 6.000 abitanti baracche nessun controllo

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Roma, 19 mar. (askanews) - "Io resto a casa? No. Tu resti a casa. Io resto nel campo. Sta qui tutta la differenza!". È questa frase, pronunciata da un abitante della baraccopoli di Salone - periferia est della Capitale - l'incipit dell'indagine curata da Associazione 21 luglio volta a comprendere, dopo 9 giorni dalla sua pubblicazione, l'impatto del decreto governativo IoRestoaCasa sui 3.500 abitanti delle baraccopoli formali monoetniche della città di Roma, ovvero in 6 "villaggi attrezzati" e in 9 "campi tollerati". I ricercatori di Associazione 21 luglio si sono serviti di interviste telefoniche, realizzate tra il 14 e il 17 marzo 2020, che hanno coinvolto 24 soggetti dimoranti presso il "villaggio" di via Cesare Lombroso, di via Luigi Candoni, di via dei Gordiani; di Castel Romano, di via di Salone.

Tali insediamenti, all'interno dei quali vivono circa 2.200 persone tra cui circa 1.050 minori, si caratterizzano per il loro carattere segregante e per l'isolamento spaziale e relazionale che ha prodotto nella città di Roma la ghettizzazione di comunità rom in emergenza abitativa in spazi a loro destinati. Ma soprattutto sono segnati da un sovraffollamento interno alle unità abitative dove, in alcuni casi, in container deteriorati di 21 mq vivono anche 6 o 7 persone.