Ass. dirigenti Penitenziaria: riordino migliora sistema carceri

red/cro

Roma, 3 dic. (askanews) - "E' attualmente al vaglio delle Commissioni Parlamentari il Decreto Legislativo sul riordino delle carriere delle Forze di Polizia, testo che prevede, nell'alveo del mantenimento della sostanziale equi ordinazione delle Forze armate e delle Forze di Polizia, una serie di correttivi normativi miranti ad allineare delle disarmonie venutesi a delineare negli anni. Purtroppo il malcontento di una manciata di direttori di carcere, probabilmente indispettiti per non aver beneficiato dal riordino... (e come potevano beneficiarne se i direttori non appartengono alle forze di polizia!!) ha trovato terreno fertile in strumentalizzazioni ideologiche e ha contribuito a far proliferare una distorta lettura del testo in esame al Parlamento, diffondendo timori ingiustificati di militarizzazione e derive securitarie". A dichiararlo è Daniela Caputo, Segretario Nazionale del Sindacato dei Dirigenti del Corpo di Polizia Penitenziaria.

"Riteniamo doveroso tranquillizzare i cittadini. Il progetto di riordino di cui si parla - aggiunge - non tocca alcuna norma dell'ordinamento penitenziario e il direttore resta il vertice terzo e super partes del carcere. La norma riconfigura, giustamente, la dipendenza 'gerarchica' del comandante della Polizia penitenziaria dal direttore in dipendenza 'funzionale', in analogia a quanto avviene nelle altre Forze di Polizia (dove due pari livello non possono avere una rapporto di subordinazione gerarchica), lasciando intatta la funzione del direttore di garante dell'equilibrio tra sicurezza e rieducazione. In particolare - prosegue Caputo - nessuna modifica subiscono istituti importantissimi e delicati quali l'autorizzazione all'uso della forza in carcere (art. 41 O.P.). Purtroppo si sta volutamente creando disinformazione su aspetti delicati che rimangono assolutamente inalterati. È stato detto erroneamente che il comandante di reparto potrà decidere se usare le armi in istituto: invece l'uso delle armi rimane nei poteri autorizzativi del direttore del carcere".

"Così come è stato detto erroneamente che il comandante del reparto potrà sanzionare l'agente per uso immotivato della violenza. Anche su questo aspetto resta intatta la norma attuale, perché l'uso della violenza è una condotta grave che non spetta nè al direttore nè al Comandante sanzionare, ma è di competenza di organi collegiali, ovvero il consiglio regionale e centrale di disciplina. Resta intatta, infine, la dipendenza gerarchica della Polizia penitenziaria dai provveditori regionali e dai vertici del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e del Dipartimento della giustizia minorile, così come, ovviamente, dall'Autorità politica del Ministero della Giustizia".

"E' ora di smetterla di fare politica sulla pelle di onesti servitori dello Stato che ogni giorno rischiano aggressioni in carcere. Respingiamo con forza la disinformazione e le strumentalizzazioni di questi giorni perché oltre a ingenerare una distorta visione del carcere, mortificano le legittime aspettative di crescita del Corpo di Polizia Penitenziaria e impediscono di cogliere quella che è, invece, un'importante occasione per migliorare l'intero sistema penitenziario", conclude Caputo.