Associazione di epidemiologia: pandemia si affronta su territorio

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Roma, 6 apr. (askanews) - "Si passi subito all'isolamento selettivo dei casi individuati per spezzare le catene di trasmissione virale e impedire l'insorgenza di nuovi focolai, soprattutto nelle Regioni dove in atto l'incidenza dei contagi è più bassa", l'Associazione italiana di epidemiologia alza la paletta sul dibattito in corso, sottolineando: "La pandemia si affronta sul territorio. Urge potenziare azione dei servizi di epidemiologia e prevenzione territoriali". Questi gli esiti emersi dal seminario interattivo webinar promosso dall'Associazione italiana di epidemiologia (Aie), che ha coinvolto circa 800 iscritti in tutta Italia tra epidemiologi, esperti di campo, e istituzioni, impegnate sull'emergenza Coronavirus. Secondo gli epidemiologi italiani "nell'attuale fase dell'epidemia si registrano livelli di diffusione del virus molto differenti tra le diverse aree del Paese e dove si sono rilevati i picchi più alti, una volta usciti dalla fase più critica, la guardia dovrà essere mantenuta molto alta. Accanto a ciò, si osservano Regioni largamente al di sotto dell'incidenza media nazionale di 184 casi ogni 100mila abitanti: Calabria 37,8, Sicilia 38,6, Basilicata 45,6, Campania 49, Sardegna 53,3, Puglia 52,2, Molise 65,7, Lazio 68,3. Regioni in cui, quando il lockdown, l'isolamento generalizzato, terminerà, l'isolamento selettivo dei casi individuati dalla sorveglianza e dei contatti scovati mediante il contact tracing sarà il nodo cruciale per spezzare le catene di trasmissione virale e impedire l'insorgenza di nuovi focolai". "Va compreso - sottolinea Aie - infatti, che è molto importante, nei momenti in cui la circolazione del virus si attenua, passare rapidamente da interventi generalizzati di distanziamento e contenimento sociale come quelli in atto adottati (molto onerosi in termini di costi di sistema socio-economici) ad interventi individualizzati di sorveglianza epidemiologica, che oltre a essere meno costosi, consentano la tempestiva individuazione dei nuovi casi, l'esaustivo tracciamento dei contatti ed il loro isolamento". Quest'azione, richiede, però, di "superare una visione parziale che guarda prevalentemente al versante ospedaliero e - rileva Aie - impedisce di vedere che occorre recuperare un corretto approccio epidemiologico, soprattutto per quelle regioni dove, per fortuna, siamo ancora in tempo a virare; questo se non si continua a perdere di vista il luogo dove il contrasto all'onda epidemica si sarebbe dovuto giocare già ieri: la comunità o, per meglio dire, le comunità". (Segue)

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