"Assolto dai giudici e non dal Pd, ho già le liste per riprendermi la Calabria"

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ROSSANO, CALABRIA, ITALY - 2018/01/31: Mario Oliverio, President of Calabria Region. (Photo by Alfonso Di Vincenzo/KONTROLAB /LightRocket via Getty Images) (Photo: KONTROLAB via Getty Images)
ROSSANO, CALABRIA, ITALY - 2018/01/31: Mario Oliverio, President of Calabria Region. (Photo by Alfonso Di Vincenzo/KONTROLAB /LightRocket via Getty Images) (Photo: KONTROLAB via Getty Images)

Dice proprio così: “Neanche una telefonata dal mio partito in questi due anni”. E si capisce che, direbbe il poeta, il “modo ancor l’offende”. Occorre partire anche da qui, per comprendere questo pasticcio del centrosinistra calabrese (a pensarlo a tavolino, non sarebbe venuto così bene). Che non è finito, perché, udite udite, Mario Oliverio, a questo punto, è pronto a riscendere in campo: “Vedo nomi calati dall’alto, senza discussione e senza progetto. Se non ci sarà una correzione di rotta e una discussione, io sono pronto a scendere in campo con più liste”. Ecco, solo per darvi un’idea. Poi ci arriviamo.

Prima, però, due date: il 20 marzo del 2019, quando dalla Cassazione fu revocato a Oliverio l’obbligo di dimora nell’ambito della inchiesta “Lande desolate”, su corruzione e appalti, con la motivazione che c’era “un chiaro pregiudizio accusatorio e non c’erano indizi di colpevolezza”. E il 4 gennaio del 2021, quando l’ex governatore è stato assolto con sentenza netta perché “il fatto non sussiste”. L’inchiesta, allora il segretario del Pd era Nicola Zingaretti, è l’occasione per imporre al governatore uscente un passo indietro, in nome del famoso rinnovamento e della necessità di “creare una coalizione competitiva” perché “Oliverio non unisce”. Come è andata, è noto. Fu spedito in Calabria, come commissario, Stefano Graziano. E, d’intesa con Zingaretti, fu candidato il re del tonno, Pippo Callipo, che alle precedenti elezioni si era schierato a sostegno della destra. Dopo una sconfitta con venticinque punti di scarto Callipo avrebbe lasciato il consiglio regionale, senza dare tante motivazioni: “È stato un disastro - dice Oliverio – che si spiega in modo molto semplice: hanno desertificato la sinistra in Calabria. Si è impedito che si facessero le primarie, non è stata data voce ai circoli e agli amministratori, che si presentarono anche sotto la sede del Nazareno”.

È chiaro che uno si incazza per le modalità. Se poi viene dal Pci, non ne parliamo. Perché questo combattente di 68 anni, soprannominato “Palla Palla”, nome di una contrada di San Giovanni in Fiore, paese dei nonni, è veramente un personaggio. Cresce nel Pci degli anni Settanta, gli anni del superamento delle lotte contadine, della ricerca di un insediamento nelle città e, con esso, di una nuova via di sviluppo. È uno tosto, appassionato, il partito lo nota e lo manda alla scuola politica delle Frattocchie. Da lì un lungo cursus, dall’ingresso in Consiglio Regionale nell’80, a ventisette anni, quando lo volle candidare proprio Enrico Berlinguer, fino alla presidenza della Regione, primo comunista dal dopoguerra nel 2014, passando per il Parlamento: “A un certo punto il problema era solo togliere di mezzo Oliverio, non venivo più nemmeno invitato alla direzione del mio partito, dove stavo non in quanto presidente ma in quanto eletto, visto che contribuii a far prendere a Zingaretti il 75 per cento in Calabria al congresso. Mi hanno voluto cancellare con metodi stalinisti, senza motivazioni”.

Anche allora la tentazione è quella di scendere in campo, prima di ritirarsi come Cincinnato nella casa di campagna. Ma c’è un processo in corso e i comunisti di una volta aspettano che si creino le condizioni oggettive: “So di toccare corde del suo cuore, perché evoco il suo maestro. Ma sa chi fu l’unico a difendermi pubblicamente allora? Emanuele Macaluso, un vero garantista che ci manca. Suggeriva, come si faceva una volta, di fare una discussione politica, su quale era il progetto per la Calabria. Coinvolgendo, non escludendo. Invece niente, manco una telefonata”.

Ecco, ci risiamo, veniamo all’oggi. Ma è sempre lo stesso film. Nel frattempo a Crotone, città industriale dove la sinistra era forte una volta, il Pd non è neanche in grado di presentare le liste. In Calabria, sul candidato alla Regione è un’idrovora di candidati: “Ho ascoltato con molta attenzione Letta, quando si è insediato, e la sua volontà di ripartire dai territori, il coinvolgimento dei circoli. Mi aspettavo che lo facesse, per discutere non di me, ma anche con me e con il territorio di un progetto politico per la Calabria. Zero, encefalogramma piatto come prima, assoluta continuità”. Effettivamente, raramente si era visto un tale casino. Prima viene candidato, senza primarie, Nicola Irto, quarantenne di belle speranze con un bel po’ di voti. Poi è impallinato sull’altare dell’alleanza con i Cinque stelle e si arriva alla candidatura civica dell’imprenditrice Maria Antonietta Ventura. Poi la Ventura si fa da parte perché si scopre un’interdittiva antimafia su un’azienda partner della sua. E si arriva ad Amalia Bruni, stimata scienziata, che sembra essere definitiva: “Tutte figure rispettabili, per carità, ma scelte con un casting, senza un progetto politico. Qualcuno se ne è accorto che i giovani democratici di Locri hanno detto che, sulla base di questo andazzo, mollano, chiudono il circolo? E le Sardine, deluse pure loro? E la sinistra che si sta regalando a De Magistris? Sa quale è la verità? Che inseguono bovinamente i Cinque stelle e non capiscono che inseguono un fantasma, perché rispetto al 2018 si sono spenti”.

Insomma, Oliverio è pronto: “Ho scritto a Letta, che qui non si è fatto vedere, invitandolo a fare una assemblea e ad ascoltare la voce del territorio per scegliere insieme un candidato. Se non assume questa iniziativa, io scendo in campo. Sono già al lavoro sulle liste”. E si capisce che ha una gran voglia di pugna: “Non si può tollerare una operazione spregiudicata sulla pelle della Calabria, senza politica e senz’anima. Né si può continuare ad accettare un commissario che ha sospeso la vita democratica con esiti disastrosi, rispondenti a logiche coloniali che usano la Calabria per riciclare personaggi falliti altrove. Raccontano questa regione come la terra del male, da redimere. È una caricatura, perché è una terra da governare in nome delle tante persone perbene. Loro danno per scontata la vittoria della destra. Io no. In queste ore si sta facendo strada la convinzione che sarebbe in atto un patto scellerato per consegnare a tavolino la Regione al Centrodestra, ovvero al ticket Occhiuto/Spirlì. Io non voglio crederci. Non mi rassegno ad una deriva simile. La volta scorsa mi sono ritirato, questa volta ci sono”.

Scusi, Oliverio, dicono che lei è “vecchia politica”? Risponde così: “Io credo nella politica, che si misura con la gravità dei problemi, animata da una visione del futuro. Che non fa casting e gioca con le lucette psichedeliche, preoccupata solo di accaparrarsi l’audience mediatico del momento”. E la popolarità? Risponde così: “Proprio oggi è stato pubblicato un sondaggio locale (12mila persone) su Oliverio, De Magistris e la Bruni. Dà Oliverio al 68 per cento”. Sembra davvero che si candida. A occhio, non basta più una telefonata.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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