Assolto dall'accusa di stupro perché la vittima "non urlava”: giudice ribalta la sentenza

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Dopo quattro processi Massimo Raccuia, ex coordinatore dei volontari della Croce Rossa a Torino, è stato condannato a 4 anni e sei mesi di carcere per violenza sessuale su una collega avvenuta nel 2011. Durante la prima sentenza, l'imputato era stato assolto con formula piena perché il racconto della donna era stato giudicato "non credibile". "Non grida, non urla, non piange. Risponde alle chiamate mentre lui l'aggredisce, senza insospettire il centralinista", era stato scritto nella sentenza. Come se non bastasse, il Tribunale aveva disposto il rinvio degli atti alla Procura al fine di procedere per calunnia contro la vittima.

Nel processo di secondo grado, nel 2019, l’ex capo dei volontari della Croce Rossa aveva di nuovo evitato la condanna. La vittima era stata ritenuta attendibile, ma la corte aveva ritenuto di non poter procedere per un cavillo giuridico, ossia la non tempestività nella querela.

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La Cassazione aveva ordinato un nuovo processo d'appello, accogliendo la tesi della sostituta procuratrice generale a procedere d’ufficio, senza bisogno di denuncia, in quanto esisteva un rapporto gerarchico tra l'aggressore e la donna. In tutti questi anni la vittima ha sempre sostenuto di essere stata obbligata a sottostare alle richieste dell’uomo "come pegno per poter continuare a lavorare" e avere turni migliori.

Attraverso i messaggi rilevati dal telefono dell'imputato è emerso il comportamento prevaricatorio dell’imputato, che alla vigilia dell'udienza, aveva offerto alla donna un risarcimento di 10mila euro. "Ho rifiutato perché i soldi non mi sono mai interessati. Volevo solo avere giustizia. Tante volte ho pensato di arrendermi. Se non l’ho fatto è stata grazie a mia figlia”, ha raccontato la donna prima di lasciare Palazzo di Giustizia.

"Finalmente giustizia è stata fatta - ha commentato l'avvocato di parte civile, Virginia Iorio - Sono passati 10 anni, è vero. E ad un certo punto sembrava persino che sotto processo ci fossimo noi. Ma voglio lanciare un messaggio a tutte le donne: crederci e crederci sempre”.

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