Assolto dall’accusa di violenza grazie a una lettera dall'oltretomba

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Condannato nel 2016 a Busto Arsizio, Milano, per concorso in violenze sessuali risalenti al 2002 – colpevole, nello specifico, di aver fotografato le violenze mentre il suo compagno le commetteva sulla figlia di 4 anni della sorella – un uomo è stato assolto grazie a una lettera proveniente direttamente dall’oltretomba. E per merito di un’innovativa metodologia di neuroscienze che riesce a verificare al 92% se un fatto sia presente o meno nella memoria di una persona.

Ecco cosa è successo. L’accusa di concorso in violenza sulla bimba risale al 2002. Violenza che sarebbe stata asseritamente compiuta dal compagno dell’imputato (compagno che si però è suicidato nel 2005) sulla figlia della sorella. Ma il 6 settembre 2017 è stata ritrovata una lettera, mai aperta fino ad allora, nella stazione dei carabinieri dove nel 2005 erano finiti gli effetti personali del suicida (zio della bambina).

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Nel testo il compagno dell’imputato non solo indicava le motivazioni di innocenza dei due, ma richiedeva inoltre, a riprova della loro non colpevolezza, la revisione della condanna definitiva tramite test a-IAT (o “autobiographical Implicit Association Test”) ideato da Anthony Greenwald nel 1998 e portato avanti dal 2008 da Giuseppe Sartori, docente di neuroscienze all’Università di Padova.

Il metodo, che è in grado di accertare se quello che il cervello di un individuo ricorda corrisponde alla realtà o è frutto di finzione, è stato utilizzato per verificare l’episodio di violenza per cui l’uomo era stato condannato. E visti i risultati del test, la Corte d’Appello di Brescia ha deciso infine di assolvere l’uomo. Eppure nessuno, per 15 anni, da quando è arrivata nella stazione dei carabinieri, ha mai pensato di leggere quella lettera che lo ha scagionato.

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