"Assolto perché maschio": Cassazione boccia sentenza e condanna maestro per maltrattamenti

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- (Photo: via Getty Images/iStockphoto)
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Un maestro di scuola materna è stato condannato a 1 anno e 8 mesi nel nuovo processo di secondo grado per maltrattamenti. La sentenza è arrivata dopo che l’imputato era stato assolto dalla prima Corte d’Appello da una precedente condanna del Tribunale a due anni e otto mesi. In quell’occasione il pg dell’accusa aveva anche chiesto scusa all’imputato, definendolo vittima di una “lettura smaccatamente colpevolista” dei video e di una “iniziativa arbitraria dei Carabinieri per sbattere il mostro in prima pagina”.

A ricostruire la vicenda è il Corriere della Sera, scrivendo che ora la Cassazione ha annullato l’assoluzione

tacciando la Corte d’Appello milanese di aver scritto una sentenza «sessista» e «contraria alle più basilari regole del comportamento civile» di un insegnante.

Arrestato nel 2018, il maestro era stato condannato in primo grado per poi essere assolto dopo 16 mesi di arresti domiciliari. Per il pm, per il gip e per la giudice che in primo grado in abbreviato lo aveva condannato quei video dimostravano i maltrattamenti su bimbi di tre anni. Secondo le tre giudici del collegio d’Appello, invece, non vi era traccia dei maltrattamenti agli alunni. Tanto che nella decisione finale ci si chiedeva il perché della prima sentenza.

Come riporta il Corriere, nell’assoluzione si legge:

“I filmati restituivano un comportamento brusco, molto maschile, frutto della necessità di una comunicazione fisica in luogo di quella verbale, da alcuni neppure comprensibile per via di problematiche varie, frutto di stanchezza e di tensione legata alla tenuta di una classe con almeno cinque etnie e con bambini di età compresa tra i due e i cinque anni”.

Alla Corte di Cassazione queste frasi sono apparse “una smaccata prospettiva giustificazionista in chiave sessista“, che associa un simile stile educativo come “antropologicamente proprio del genere maschile, e in quanto tale tollerabile”. Nonché “contraria alle più basilari regole del comportamento civile che un insegnante, in particolare, è tenuto più di ogni altro a osservare. Non esiste mai necessità di una comunicazione fisica, che nel caso si concretizzava in un intervento manesco violento, in luogo di quella verbale”. “Tanto più nell’accudimento di bambini piccoli”. Per i giudici, inoltre, i “comportamenti violenti” non possono essere “giustificati da stanchezza e tensione legata alla tenuta di una classe con etnie varie”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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