AstraZeneca, Di Lorenzo: "Vaccino sicuro, Ema tirata per la giacca"

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Il vaccino anti Covid di AstraZeneca è "sicuro" e l'Ema è stata "tirata per la giacchetta". Lo ribadisce Piero Di Lorenzo, presidente e amministratore delegato dell'Irbm di Pomezia, il centro di ricerca che in collaborazione con l'università di Oxford ha sviluppato il prodotto. In un'intervista a La Stampa, Di Lorenzo afferma che l'Agenzia europea del farmaco è stata "tirata per la giacchetta senza sosta dal 29 gennaio, giorno in cui ha approvato il vaccino" ed "è stata costretta a ribadire ogni 2-3 giorni che il siero AstraZeneca era ed è efficace e sicuro come tutti gli altri prodotti validati. Alla fine ha riaffermato ancora una volta che al momento nulla autorizza a sostenere che ci sia un nesso causale con gli eventi trombotici, sottolineando che ovviamente l'attività di farmacovigilanza continua con doverosa attenzione e scrupolosità".

Il manager preferisce non esprimersi sulle scelte che saranno assunte sul vaccino di Janssen (Johnson & Johnson), basato sulla stessa tecnologia di AstraZeneca. "La vicenda è ancora poco chiara", dice. Mentre sulla possibilità che l'Unione Europea dal 2022 abbandoni i preparati a vettore virale a favore di quelli a mRna come Pfizer o Moderna, "prendo atto di quello che mi dice - risponde - e ovviamente non commento le scelte della Commissione e dei governi europei". Tornando a Vaxzevria, il vaccino di AstraZeneca, sono successe "molte cose che hanno condizionato fortemente prima la produzione e poi la distribuzione - analizza Di Lorenzo - Un insieme di eventi che hanno messo a dura prova lo sforzo titanico che AstraZeneca ha messo in campo per produrre 3 miliardi di dosi nel 2021 e non certo per ingordigia, visto che vende al prezzo del costo industriale".

Una delle ipotesi sulle trombosi rare segnalate dopo la somministrazione del vaccino è che il rischio possa essere connesso all'adenovirus usato come vettore dell'informazione genetica necessaria alle cellule per produrre la proteina Spike di Sars-CoV-2, proprio la parte sviluppata a Pomezia. E' verosimile? "E' appunto una delle ipotesi - precisa il numero uno dell'Irbm - Se accade qualcosa di cui non si conoscono affatto le cause, si può ipotizzare tutto e il contrario. E' inutile disquisire di un fatto che allo stato non è suffragato da alcun elemento degno di nota".

"Sono ammirato - commenta Di Lorenzo - dalla pazienza e dalla capacità diplomatica che hanno mostrato i dirigenti dell'Ema che, pur oggetto di una pressione mediatica indicibile, hanno ribadito la sicurezza del vaccino e il saldo più che positivo del rapporto costi-benefici. Certo è che, siccome non tutti sono tenuti a essere esperti virologi, il bombardamento di notizie fuorvianti, tendenziose e qualche volta addirittura false ha creato in tanti un atteggiamento di comprensibile scetticismo. Ma sono fiducioso che, diradandosi la nebbia di una certa narrazione, la popolazione possa capire e reagire in maniera razionale. In Basilicata, per esempio, c'è stata la ressa per il vaccino AstraZeneca".

Anche il presidente e Ad dell'Irbm ritiene che "le varie formulazioni dell'età ottimale per l'utilizzo del vaccino non abbiano aiutato a tranquillizzare le persone, ma bisogna sempre ricordare le condizioni in cui le decisioni sono state adottate", ragiona, invitando i cittadini a fidarsi dei vaccini anti-Covid "perché il sistema di farmacovigilanza dei Paesi europei è assolutamente valido. Il tempo impiegato per la scoperta dei vaccini è stato da record, ma solo perché sono stati inseriti nel sistema tantissimi soldi ed è stato coinvolto un numero incredibile di scienziati e centri di ricerca. Quanto alla corsa al profitto, ricordo che Oxford University ed AstraZeneca hanno rinunciato a qualunque profitto in pandemia per privilegiare il diritto alla salute - insiste - e visto che è stata una scelta in solitaria, sono particolarmente orgoglioso di aver partecipato a questa avventura gratificante con dei partner che hanno mostrato immensa sensibilità etica, sulla quale, peraltro, non ho constatato la giusta attenzione mediatica".