AstraZeneca e Johnson&Johnson: accertamenti e controindicazioni

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Il Comitato tecnico scientifico ha risposto ai dubbi recentemente espressi da un gruppo di scienziati e medici a proposito della somministrazione dei vaccini AstraZeneca e Johnson&Johnson agli adolescenti.

Open day vaccini e AstraZeneca ai giovani, il dibattito scientifico

In Italia, tra i membri della comunità medica e scientifica, è particolarmente vivo il dibattito relativo all’opportunità o meno di procedere con l’inoculazione dei vaccini a matrice adenovirale sintetizzati contro il coronavirus, come AstraZeneca e Johnson&Johnson, agli strati di popolazione più giovane.

Sulla questione, è recentemente intervenuto il Comitato tecnico scientifico (Cts) al fine di chiarire i dubbi manifestati.

Sulla base delle dichiarazioni rilasciate dagli esperti del Cts, infatti, appare ormai fondamentale approfondire il funzionamento e le controindicazioni che caratterizzano simili farmaci in modo tale da contrastare i gravi effetti collaterali che, seppur in rari casi, si manifestano in determinati soggetti. È necessario, in primo luogo, capire per quale motivo certe persone risultino maggiormente predisposte a sviluppare sintomatologie gravi dopo aver ricevuto i vaccini AstraZeneca e Johnson&Johnson poiché, al momento, la motivazione appare ancora sconosciuta.

Open day vaccini e AstraZeneca ai giovani, l’intervento di Locatelli

Il disturbo principalmente riscontrato in seguito alla somministrazione dei vaccini AstraZeneca e Johnson&Johnson è la trombosi venosa trombocitopenica, nota con l’acronico inglese VITT. La patologia insorge a distanza di circa 5-15 giorni dall’iniezione del vaccino nell’organismo umano e può provocare anche la morte del soggetto.

Sul dibatti relativo ai vaccini a vettore adenovirale, si è espresso il coordinatore del Cts e presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli che, nel corso di un’intervista rilasciata a Rainews24, ha spiegato: “Vi è in queste ore un’attenzione suprema per cogliere tutti i segnali che possono allertare su eventuali effetti collaterali che portino a considerare dei cambiamenti di indicazione. Il vaccino di AstraZeneca è già preferenzialmente raccomandato per i soggetti sopra i 60 anni di età, perché il rapporto tra i benefici derivanti dalla vaccinazione ed eventuali rischi diventa incrementale con l’età e particolarmente favorevole sopra questa soglia – e ha aggiunto –. Quello che si è verificato nella sfortunata ragazza di Genova, cui va tutta la mia attenzione e il mio affetto per quanto accaduto pone un’ulteriore riflessione, anche alla luce del mutato contesto epidemiologico, in quanto la riduzione dei casi che abbiamo nel Paese rende anche più cogente tale riflessione”.

Open day vaccini e AstraZeneca ai giovani, le osservazioni della biologa Poli

Il meccanismo che si cela nei vaccini a matrice adenovirale e l’opportunità di somministrare simili farmaci ai più giovani sono stati argomenti affrontati anche dalla biologa Valeria Poli. La professionista, che figura tra i firmatari della missiva inviata dall’Associazione Coscioni al Governo italiano, ha rilasciato alcune dichiarazioni durante un’intervista a Fanpage.it.

In questa circostanza, la biologa ha ricordato i recenti tre casi di VITT registrati nel corso degli ultimi giorni in Italia ossia una donna di 40 anni originaria di Lucca, una studentessa di 18 anni originaria di Genova e un carabiniere di 45 anni residente a Catanzaro.

La biologa Valeria Poli, quindi, ha sottolineato come il problema principale emerso nel Paese in relazione ai casi di VITT causati da AstraZeneca e Johnson&Johnson riguarda il fatto che, durante gli Open Day, simili vaccini siano stati riservati a tutte le fasce d’età, nonostante l’Aifa ne abbia raccomandato la somministrazione, in via preferenziale, agli over 60.

L’esperta, inoltre, ha rivelato che la VITT “si presenta in almeno un caso su 50mila, ma più probabilmente in 2: può verificarsi quindi in 4 casi ogni 100mila, tra gli under 55, soprattutto nelle donne, per motivi ancora non chiari”.

Open day vaccini e AstraZeneca ai giovani, le riflessioni del virologo Pregliasco

Nel dibattito, è intervenuto anche il virologo Fabrizio Pregliasco, secondo il quale per il vaccino AstraZeneca “potrebbe essere utile valutare una limitazione dai 50 anni in su per le donne e dai 40 in su per gli uomini come elemento prospettico” ma ha sottolineato che “a deciderlo deve essere l’Aifa in modo che sia ufficiale: non basta una indicazione o una comunicazione”.

Per quanto riguarda i casi comunicati negli ultimi giorni, invece, l’esperto ha ammesso: “Si tratta di approfondire e verificare quello che è successo. Bisogna vedere se si tratta effettivamente di casi con coaguli e bassi livelli di piastrine”.