AstraZeneca, solo 70 milioni di dosi vaccino a Ue fino a giugno

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AstraZeneca fornirà solo 70 milioni di dosi di vaccino covid all'Ue nel secondo trimestre del 2021. Lo spiega oggi Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. La multinazionale anglosvedese, sotto i riflettori dopo lo stop imposto al farmaco in numerosi paesi, nei primi 3 mesi dell'anno ha garantito solo 30 milioni di dosi del farmaco. "AstraZeneca ha sottoprodotto e sottoconsegnato", le parole di von der Leyen. In compenso, nel secondo trimestre sono attese 55 milioni di dosi di vaccino Johnson & Johnson, il quarto prodotto (dopo Pfizer, Moderna e AstraZeneca) utilizzabile contro il coronavirus. In totale, secondo una stima "conservativa", tra aprile e la fine di giugno l'Unione europea riceverà nel complesso almeno 300 milioni di dosi.

"Vogliamo reciprocità e proporzionalità nelle esportazioni" dei vaccini anti-Covid e "siamo pronti ad usare qualsiasi strumento necessario per ottenerlo", ha quindi sottolineato von der Leyen, non escludendo il ricorso all'articolo 122 del Tfue.

"E' una base giuridica - spiega - che è stata usata già una volta negli anni Settanta, durante la crisi del petrolio: la mia risposta è che tutte le opzioni sono sul tavolo. Siamo nella crisi del secolo e non escludo nulla, per ora, perché dobbiamo assicurarci che i cittadini europei siano vaccinati il prima possibile: vite umane, libertà civili e lo stato dell'economia dipendono da questo, dalla velocità delle vaccinazioni".

"Quindi la produzione e la consegna dei vaccini nell'Ue deve avere la priorità: e mi piacerebbe discutere tutto questo quadro con i capi di Stato e di governo", continua la presidente della Commissione.

L'articolo 122 del Tfue prevede che "il Consiglio, su proposta della Commissione, può decidere, in uno spirito di solidarietà tra Stati membri, le misure adeguate alla situazione economica, in particolare qualora sorgano gravi difficoltà nell'approvvigionamento di determinati prodotti, in particolare nel settore dell'energia". La formulazione dell'articolo è abbastanza ampia da consentirne l'uso anche in altri ambiti, non solo in quello energetico (dice "in particolare", non "esclusivamente").

"Da quando l'Ue ha un meccanismo di autorizzazione delle esportazioni di vaccini anti-Covid - prosegue von der Leyen - abbiamo un quadro più chiaro della situazione. Sono sei settimane: dal primo febbraio abbiamo ricevuto centinaia di richieste di esportazione, più di 300". Delle richieste di export di vaccini, "314 sono state concesse, solo una è stata rifiutata: nelle ultime sei settimane, 41 mln di dosi sono state esportate in 33 Paesi. Questo dimostra che l'Ue tenta di far funzionare la cooperazione internazionale, che sia tramite i finanziamenti a Covax, del quale siamo i principali finanziatori, oppure con le esportazioni verso altri Paesi".

"Ma le strade - sottolinea von der Leyen - devono essere aperte in entrambe le direzioni. Per questo dobbiamo assicurarci che ci siano reciprocità e proporzionalità. Se la situazione non cambia, dovremo riflettere su come esportare verso Paesi che producono vaccini, a seconda del loro livello di apertura". "Noi esportiamo molto - continua - verso Paesi che producono vaccini; pensiamo che questo sia un invito ad essere aperti, di modo che si possano vedere anche esportazioni arrivare verso l'Ue da quei Paesi. Inoltre, rifletteremo se le esportazioni verso Paesi che hanno tassi di vaccinazione superiori ai nostri siano ancora proporzionate".

"In altre parole, vogliamo consegne affidabili dei vaccini; vogliamo aumenti nei contratti. Si tratta di assicurarsi che l'Europa ottenga la sua giusta parte. Lavoreremo con le compagnie fidate per aumentare le forniture a lungo termine. Questi sono i messaggi che porterò ai leader nel prossimo Consiglio Europeo", conclude von der Leyen