Astrofisica, Mayor: preservare la Terra, non esiste pianeta B

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Image from askanews web site
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Roma, 8 set. (askanews) - "Se la Terra diventa inabitabile, l'umanità non avrà la possibilità di migrare su un esopianeta. Dunque, non esiste un pianeta B. Dobbiamo preservare la nostra Terra a tutti i costi". Così l'astrofisico svizzero Michel Mayor durante una conferenza sugli esopianeti tenuta oggi presso la sede centrale dell'Inaf a Roma.

Mayor, Nobel per la fisica 2019, il primo a scoprire nel 1995 un esopianeta - 51 Pegasi b - è a Roma oggi e domani per una due giorni dedicata agli esopianeti e la vita extraterrestre, organizzata nell'ambito del Progetto Scienza NET, dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e Sapienza Università di Roma dove nel pomeriggio terrà una lectio magistralis sul tema.

Dunque potremo ottenere sempre più informazioni, la caccia alla vita nel cosmo si arricchirà di nuovi elementi ma gli esopianeti non sono raggiungibili, le nostre astronavi non possono arrivarci si tratta di distanze non percorribili dall'uomo, milioni di anni. E questo, ha sottolineato Mayor, deve farci riflettere e difendere l'unico pianeta possibile per l'umanità.

Sulla possibile esistenza di altri mondi oltre quello che conosciamo l'uomo ha iniziato a interrogarsi molti secoli fa. Oggi sappiamo che esistono migliaia di pianeti al di fuori del nostro sistema solare, oltre 5.000 sono quelli rilevati e caratterizzati a partire dal 1995, l'anno in cui a un congresso scientifico a Firenze Michel Mayor e il suo collega Didier Queloz annunciano la scoperta del primo esopianeta intorno a una stella di tipo solare: 51 Pegasi b. Un pianeta "gioviano caldo", con una massa pari a circa la metà di quella di Giove, che orbita intorno alla sua stella in appena 4,2 giorni (in confronto Mercurio, il pianeta più interno del Sistema solare, impiega 88 giorni per completare un'orbita intorno al Sole). Una scoperta che è valsa a Michel Mayor il Nobel per la fisica 2019 e che ha aperto la strada a una caccia divenuta sempre più intensa grazie allo sviluppo di strumenti sempre più sofisticati e precisi.

Un'avventura scientifica e umana che a 26 anni di distanza vede ancora il contributo attivo del "padre" di 51 Pegasi b. "Oggi sono stati rilevati e caratterizzati più di 5.000 pianeti extrasolari. Queste scoperte ci hanno rivelato la sorprendente diversità dei sistemi planetari: molti pianeti simili alla nostra Terra, sì, ma anche pianeti con periodi orbitali di poche ore, pianeti oceanici o pianeti come fornaci di lava", ha detto Mayor durante la conferenza all'Inaf. "La maggior parte delle scoperte è derivata da due tecniche: la spettroscopia Doppler e lo studio dei transiti planetari che consente di determinare diametro, dimensione, densità di un pianeta. La combinazione di questi due approcci apre la strada alla planetologia comparata".

"Le missioni spaziali KEPLER e TESS hanno permesso la scoperta di migliaia di sistemi planetari e quindi la determinazione del loro diametro. Lo studio della diversità delle strutture degli esopianeti richiede anche la conoscenza della massa di questi pianeti. Lo spettrografo ad altissima sensibilità (HARPS) sul telescopio italiano GALILEO, installato sull'isola di La Palma nelle Isole Canarie, contribuisce in modo notevole allo studio di pianeti di piccola massa, simili nella struttura a quella della nostra Terra. Una superba collaborazione scientifica internazionale".

E nuovi orizzonti si apriranno con la realizzazione di E-ELT (Extremely Large Telescope), un "super super telescopio" come lo ha definito il presidente dell'Inaf Marco Tavani, con uno specchio di 39 metri di diametro, in costruzione in Cile. Progetto in cui l'Italia si candida a diventare leader per lo studio delle atmosfere degli esopianeti, un elemento fondamentale per individuare pianeti abitabili al di fuori del nostro sistema solare.

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